Si può essere condannati a sei anni di carcere per aver esposto un cartello contro la corruzione?

Liu-Ping-Wei-Zhongping-Li-SihuaIn Cina si può scendere in piazza con dei cartelli chiedendo che i responsabili del partito comunista rendano noti a tutti i loro conti in banca in nome della trasparenza e della lotta contro la corruzione, grande cavallo di battaglia del potentissimo presidente Xi Jinping? No, a meno che non si voglia finire in carcere.

LA CONDANNA. Per i motivi sopra elencati gli attivisti Liu Ping, Wei Zhongping e Li Sihua sono stati condannati rispettivamente a sei anni e mezzo (i primi due) e a tre anni di prigione. I due uomini e la donna sono stati ufficialmente accusati di «disturbo dell’ordine pubblico», «raduno di una folla per disturbare l’ordine» e «uso di un culto malvagio per minare l’applicazione della legge».

VIETATO CHIEDERE TRASPARENZA. Se i primi due capi di accusa sono totalmente pretestuosi e fittizi, il terzo è ancora più grave dal momento che per “culto malvagio” si intende l’appartenenza di Liu e Wei al Falun Gong, un gruppo religioso da sempre perseguitato dal regime comunista.
Tutti e tre gli attivisti appartengono al movimento Nuovi cittadini, il cui leader, Xu Zhiyong, è stato condannato a gennaio a quattro anni di prigione per aver chiesto ai membri del governo di pubblicare le loro ricchezza.

cina-pu-zhiqiangPROCESSO A PORTE CHIUSE. Il processo si è svolto a porte chiuse e Liu Ping non ha potuto essere difesa dal suo avvocato, Pu Zhiqiang, arrestato lo scorso maggio per aver partecipato a un incontro privato in occasione del 25esimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen. Amici degli attivisti, arrivati a Xinyu per assistere al processo, sono stati arrestati.

«DIGNITÀ DISTRUTTA». Per commentare la condanna dei tre attivisti, che si commenta da sola evidenziando ancora una volta la capillare repressione da parte del regime di ogni iniziativa che provenga dalla società civile, si possono usare le parole che lo stesso Xu ha pronunciato in aula quando gli è stata letta la sentenza a quattro anni per «disturbo dell’ordine pubblico»: «Così viene distrutto l’ultimo briciolo di dignità dello stato di diritto in Cina».

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