Le nostre banche sono in “sofferenza” (ed è un guaio per tutti)

Banca d’Italia guarda preoccupata l’aumento dei crediti in sofferenza degli istituti e non risparmia le critiche. Il risultato? Meno crediti nel Paese

Giro di vite di Banca d’Italia verso il sistema bancario sul tema delle sofferenze. Palazzo Koch è sempre più con il fiato sul collo delle aziende di credito nei controlli sulla bontà del loro operato, richiedendo maggiori coperture rispetto alle previsioni di perdita.
In poche parole, le banche fanno sempre più fatica a portare a case i capitali prestati, Banca d’Italia chiede alle aziende di credito che queste perdite potenziali abbiano prudenzialmente dei capitali a copertura, ma questi capitali una volta utilizzati a garanzia non possono essere impiegati in altri prestiti. Ne consegue che il sistema bancario si ritrova senza la possibilità di dar luogo alla sua naturale attività: l’intermediazione creditizia.

COSA SONO LE SOFFERENZE? Le classificazioni della rischiosità dei crediti sono differenti e con il termine “sofferenza” Bankitalia intende «l’esposizione verso una controparte in stato di insolvenza (anche se non accertato giudizialmente) o in situazione comparabile, indipendentemente dalla previsione di perdita formulata dalla banca e dalla presenza di garanzie». Affinché un credito sia classificato come sofferenza non basta la semplice scadenza dello stesso, ma delle motivazioni che facciano presumere la potenziale non restituzione dei capitali prestati.

La sofferenza è dunque un passaggio prudenziale fra la semplice scadenza e la perdita certa di un credito che implica la svalutazione in bilancio con problemi per la banca anche dal punto di vista fiscale a causa dei penalizzanti criteri di deducibilità – su quest’ultimo tema il ministro Saccomanni ha recentemente affermato che il problema «è all’attenzione del governo».

IL GIUDIZIO “PREOCCUPATO” DEGLI ISPETTORI. L’attuale grattacapo del sistema bancario causato dalla crisi congiunturale è l’aumento del deterioramento dei crediti è la conseguente impossibilità a generarne altri. Banca d’Italia ha verificato che il problema, rispetto al totale degli impieghi è cresciuto in modo preoccupante nell’ultimo lustro. Infatti tale rapporto nel 2007 era al 4,5 per cento e nel giugno 2012 si attestava al 12,3 per cento.
Ciò che preoccupa e che sta muovendo i funzionari dell’organismo di vigilanza bancaria nostrana è il livello di copertura di tali squilibri: nel quinquennio appena citato, il tasso di copertura dei crediti deteriorati è passato dal 49,4 per cento al 37,7 per cento.
Negli ultimi controlli di Banca d’Italia, per effetto delle revisioni operate, sono aumentati gli accantonamenti e di conseguenza i tassi di copertura, come riportato nella tavola 2. Importante il giudizio espresso dai controlli degli ispettori: «Dalle verifiche sono emerse carenze nelle politiche e nelle prassi seguite da parte di diverse banche in materia di definizione dei criteri per la valutazione dei beni in garanzia e dei parametri per l’attualizzazione».