Azzolina la bella statuina

Non decide sui banchi, non decide sulla chiusura delle scuole. Che ci sta a fare al ministero?

L’altro giorno, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha scritto sulla Stampa una lettera e, rivolgendosi agli studenti, ha detto: “Io vorrei farvi tornare a scuola, ma decidono le Regioni, io non posso farci niente”. Ovviamente, le parole del ministro grillino non erano queste, ma il succo sì. Posto che è senz’altro vero che Azzolina ha più volte ribadito pubblicamente di essere favorevole a una scuola che sia in presenza, ci si domanda: non ha dunque nessuna responsabilità? Ma, allora, cosa è ministro a fare se non decide nulla?

Intervistata in radio, il ministro ha ribadito il concetto:

«Questo è un Paese in cui il ministro dell’Istruzione non può decidere sulla chiusura o sull’apertura di una scuola, mentre altre autorità possono decidere in merito, quindi non faccio altro che alzare la cornetta del telefono per parlare con tutti quanti nel rispetto tra le varie istituzioni…».

Oggi su Libero, Filippo Facci ha facilmente ironizzato su questa “scusa” del ministro: «Quindi, se in passato qualche ministro dell’Istruzione ha operato bene, come avrà fatto? Era bravo al telefono».

Una posa retorica

Se il trovare (o non trovare) i banchi spetta al commissario Arcuri, se l’aprire (o non aprire) le scuole è roba da governatori, che ci sta a fare al ministero Azzolina? La bella statuina?

Come ha scritto Linkiesta, è tutta e solo una posa retorica:

«Per chiunque abbia la minima contezza di quanto accaduto in Italia dall’estate delle discoteche libere all’autunno dei dpcm biodegradabili è semplicemente intollerabile sentire adesso Lucia Azzolina, quella stessa responsabile dell’Istruzione che non ha voluto imporre nemmeno la seccatura del termoscanner all’ingresso, spiegarci che le scuole vanno tenute aperte a prescindere, con lo stesso tono e la stessa dovizia di pareri tecnici con cui Paola De Micheli fino a poco tempo fa usava ripetere che autobus e metropolitane erano sicurissimi anche quando erano strapieni, perché c’era il ricambio d’aria. È troppo facile, adesso, assumere la posa dello statista dolente e scrivere: «È a voi studenti che il paese deve dare, ora, la massima priorità. Guardando ai vostri diritti di oggi, ma anche pensando al domani: a scuola, e non è retorica, si costruisce il futuro, un futuro che cammina sulle vostre gambe». Certo che è retorica, adesso. E anche una pessima retorica».

Foto Ansa