Aveva scommesso tutto su multiculturalismo e laicismo. Ora scopre di allevare jihadisti. Il caso Belgio

In rapporto alla popolazione di appena 11 milioni di persone, il Belgio è il Paese occidentale dal quale sono partiti più jihadisti

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Non è mai stato un segreto per nessuno, ma ieri mattina il Belgio si è svegliato con la consapevolezza che non può più nascondersi. I 13 jihadisti arrestati giovedì dalla polizia a Verviers, dopo uno scontro a fuoco nel quale hanno perso la vita due terroristi all’interno di un’operazione antiterrorismo, volevano da una parte rapire e decapitare un importante personaggio, dall’altra uccidere poliziotti per strada o negli uffici.

ALLERTA MASSIMA. L’allerta è massima in tutto il Paese e le scuole ebraiche sono state chiuse per sicurezza. Dei due jihadisti uccisi, Redwane Hajaoui et Tarik Jadaoun, il primo era sicuramente stato in Siria a combattere la guerra santa. Un terzo ferito negli scontri a fuoco è di origine cecena, comunità ben nutrita in Belgio grazie alla facilità con cui è possibile ottenere l’asilo politico. Tutto questo non rappresenta una sorpresa per chi conosce Verviers.

CORSI DI ISLAM. In città l’immigrazione è forte, scrivono i giornali belgi, in molti quartieri i musulmani sono la maggioranza, il 41 per cento degli allievi nelle scuole pubbliche sceglie i corsi di islam e casi di estremismo sono all’ordine del giorno. Nel 2010, un professore che teneva uno di questi corsi è stato ripreso mentre insegnava che «le ragazze adolescenti che non portano il velo commettono peccato» e che «ebrei e cristiani andranno all’inferno, dove dimoreranno eternamente». L’insegnante è stato sospeso per appena quattro mesi.

RECORD DI JIHADISTI. Già a ottobre si parlava di Verviers nei giornali locali come di un «centro di reclutamento per jihadisti», come scritto ieri dal senatore belga Alain Destexhe, ex segretario generale di Medici senza frontiere: «La Francia è in guerra, il Belgio anche e contro lo stesso nemico: jihadismo e islamismo radicale». Tra i 400 e i 600 belgi si trovano o si sono recati in Siria a combattere con gli islamisti. Molti sono tornati in patria radicalizzati. In rapporto alla popolazione di appena 11 milioni di persone, il Belgio è il Paese occidentale dal quale sono partiti più jihadisti, segno che in uno dei tanti regni del multiculturalismo, dove una persona su sette è straniera, l’integrazione è solo un sogno.

LAICISMO SPINTO. Gli ultimi dati ufficiali sull’immigrazione risalgono al 2012: secondo l’Osce il 15,2 per cento della popolazione è straniera e solo nel 2012 l’immigrazione è leggermente diminuita, dopo due decenni di crescita costante. Per tenere insieme una società sempre più multiculturale, Bruxelles ha scommesso sul laicismo, una giocata che si sta rivelando perdente. Per non offendere nessuno, ad esempio, le vacanze scolastiche di Natale sono state rinominate “vacanze d’Inverno”, quelle che coincidono con la festa di Tutti i santi sono diventate “congedo d’Autunno” e le vacanze di Pasqua sono ora “le vacanze primaverili”. Il Belgio è anche il Paese dove i simboli religiosi non sono ben visti nello spazio pubblico, dove le Femen hanno tirato una torta in faccia all’arcivescovo di Bruxelles André-Joseph Léonard senza che nessuno protestasse e quello dove i cattolici che hanno provato a mettere in discussione l’eutanasia infantile sono stati accusati di «ingerenza intollerabile».

DERIVA ETICA. Dal punto di vista etico, poi, il Belgio si è lasciato andare da oltre un decennio: nel 2002 ha approvato l’eutanasia, con la quale oggi si possono uccidere anche i neonati o le persone con depressione e problemi mentali, nel 2003 il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nel 2006 la possibilità per le coppie omosessuali di adottare bambini, dall’1 gennaio inoltre è in vigore anche la “presunzione di maternità“, legge unica al mondo per facilitare la vita alle coppie di lesbiche.

SHARIA4BELGIUM. La società che i belgi hanno costruito si è rivelata un terreno fertile per il terrorismo e l’estremismo di matrice islamica. E Bruxelles, che nel 2003 ha dovuto processare il terrorista Tarek Maaroufi per falso e «reclutamento per un esercito straniero» perché non aveva nell’ordinamento una legge antiterrorismo, si è ritrovata nel 2014 ad aprire il primo grande processo ai militanti dello Stato islamico con passaporto europeo. Gli imputati sono soprattutto ex ragazzi di strada, abitanti del ghetto islamico di Anversa, reclutati dai salafiti di “Sharia4Belgium”, un gruppo estremista fondato nel 2010, ufficialmente sciolto nel 2012 ma che ancora agisce sul territorio.

NON SONO LUPI SOLITARI. L’episodio di Verviers ha anche risvegliato gli incubi del maggio scorso, quando Mehdi Nemmouche, 29enne franco-algerino, dopo un anno di guerra in Siria è tornato in Europa e ha sparato a quattro persone nel museo ebraico di Bruxelles. Allora tutti si erano affrettati a parlare di lupo solitario, oggi nessuno ha più il coraggio di farlo.

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