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Abusalha, il primo jihadista americano morto in Siria. «Cosa accadrà quando questi torneranno a casa?»

giugno 3, 2014 Emmanuele Michela

I terroristi di Al-Nustra lo chiamavano Al-Amriki, “l’americano”: è morto guidando un camion carico di esplosivo.

abusalha_siriaNessuno della sua famiglia in Florida immaginava che Moner Mohammad Abusalha fosse finito in Siria, a combattere assieme ai militanti ribelli di Al-Nusra. Il giovane aveva detto di essere in Giordania a prendersi cura dei feriti, e a casa non immaginavano che il figlio avesse varcato il confine per partecipare alla lotta armata.
Questo, almeno, è quel poco che hanno detto i genitori ai giornalisti che li hanno interpellati, dopo aver scoperto che il ragazzo 23enne originario di Palm Beach è il primo jihadista nato negli Stati Uniti a morire suicida nella guerra contro il regime di Assad. Il video del suo “martirio” è stato reso pubblico attraverso YouTube, dove si ricostruisce l’assalto di un camion carico di 17 tonnellate di esplosivo contro un ristorante pieno di soldati siriani, accompagnato dalle urla “Allah Akbar” al momento della deflagrazione.

L’ATTENTATORE DI BRUXELLES. Gli Stati Uniti e tutto l’Occidente tornano così a fare i conti col terrorismo islamico, spaventati dall’ingente numero di miliziani impegnati in Siria provenienti proprio dalle città americane ed europee, dove, prima o poi, torneranno.
Il timore è che presto ci possano essere altri Mehdi Nemmouche, il 29enne fermato a Marsiglia venerdì e sospettato di essere l’attentatore che ha sparato al museo ebraico di Bruxelles lo scorso 24 maggio, uccidendo 4 persone: si sospetta che tra i precedenti dell’uomo ci sia anche un viaggio in Siria nel 2013, dove avrebbe combattuto a fianco dei ribelli. Che poi tra le armate jihadiste in guerra a Damasco vi siano fin troppi occidentali è una verità confermata anche da Abduelellah al-Basheer, generale della Free Syrian Army che settimana scorsa ha scritto una lettera al Times per raccontare di decapitazioni, crocifissioni e pestaggi sempre più frequenti nella sua terra, spesso per mano di combattenti arruolati in Europa.

siria-homs08IL RAGAZZO ERA INSOSPETTABILE. La vicenda di Abusalha, che in Siria si faceva chiamare Abu Haraya Al-Amriki (“l’americano”), è il segno dell’incapacità degli Stati Uniti di monitorare alcuni dei suoi cittadini che sono volati in Siria: perché il ragazzo era letteralmente insospettabile, nessuno tra i servizi segreti aveva mai preso in considerazione la sua vicenda. Gli amici sapevano che Abusalha era un musulmano devoto, ma non credevano che un ragazzo come lui, cresciuto frequentando scuole normali e giocando a basket come tutti i suoi coetanei, finisse per mollare la sua vita occidentale per andare ad Aleppo in un campo d’addestramento del Fronte Al Nusra.
Suo padre è originario della Giordania, la madre è americana ma si è convertita all’islam dopo il matrimonio, e gira indossando il velo: i vicini la descrivono come una donna gentilissima. Ma per l’intelligence americana la Siria costituisce un cono d’ombra molto fitto: troppo complicato ricostruire viaggi, presenze e arruolamenti di civili statunitensi nel caos dei gruppi ribelli armati. «È rivoluzionario», spiega al Washington Post Martin Reardon, che ha combattuto il terrorismo con l’Fbi fino al 2011: «È un sistema che ci riporterà in patria la minaccia dei combattenti stranieri. Che cosa accadrà quando questi torneranno a casa?».

ARRUOLATO IN TEXAS? Quanto ad Abusalha, erano mesi che si avevano informazioni su di lui alquanto frammentate. All’Arab Daily uno zio del ragazzo ha raccontato come l’arruolamento sia avvenuto in Texas, attraverso una cellula jihadista: quando è partito, Moner non parlava nemmeno una parola di arabo. Sui social network era possibile però rintracciare alcuni segni della sua scelta, come ad esempio le immagini di uccelli verdi postate su Facebook, segno del martirio islamico. L’ultima foto che è arrivata lo ritrae in abiti da combattente, nel video che racconta l’attentato di Al-Nustra: Abusalha tiene in mano un gatto e sorride alla fotocamera, un modo per Al Qaeda per mandare un messaggio rassicurante a possibili future reclute.

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2 Commenti

  1. Hector Hammond says:

    Non solo i missili anticarro tow vanno dall’america ai ribelli siriani, ora qualche yankee convertito s’aggiunte alla “allegra” brigata.

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