Appello dell’Osservatore Romano: “Cercasi barbe e capelli (non tinti) a Varallo”

Inconsueto appello sul quotidiano della Santa Sede «per restaurare le ottocento statue a grandezza naturale. Molte di queste hanno capelli, barbe e baffi veri: capigliature nere, bionde, rosse, grigie, lisce, arricciate, grandi barbe pepe e sale. Oggi, però, le scorte conservate nella “Stanza dei Capelli” sono quasi del tutto esaurite».

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Pubblichiamo l’articolo apparso sull’edizione dell’Osservatore Romano del 13/14 febbraio 2012, intitolato “Cercasi barbe e capelli (non tinti) a Varallo”.

«Aaa Cercasi barbe, capelli e criniere di cavallo per il restauro delle statue del Sacro Monte di Varallo»: l’appello è vero e urgente. Già qualche anno fa l’amministrazione del Sacro Monte aveva lanciato ― con successo ― un primo appello per cercare queste fondamentali materie, indispensabili per restaurare le ottocento statue a grandezza naturale. Molte di queste, infatti, hanno capelli, barbe e baffi veri: capigliature nere, bionde, rosse, grigie, lisce, arricciate, grandi barbe pepe e sale, a seconda del personaggio. Oggi, però, le scorte conservate nella «Stanza dei Capelli» sono quasi del tutto esaurite. 

Ad aggravare il quadro v’è il fatto che oggi non ci sono più i capelli di una volta. «Un tempo ― spiega Elena De Filippis, direttore del santuario ― si faceva a gara per donare i capelli per le statue del Sacro Monte. Forse vi giungevano chiome come conseguenza delle tonsure delle novizie, altre per ex voto. Oggi queste donazioni sono rare. E le capigliature disponibili sul mercato, oltre che costose, hanno colori e acconciature che risentono della moda di oggi. Il restauro corretto delle statue del Sacro Monte richiede invece il rispetto della fisionomia originale dei personaggi rappresentati, che capelli “sbagliati” possono alterare e confondere».

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