Così la Resurrezione salvò Sansepolcro dalla distruzione (grazie al coraggio del capitano Clarke)

Il caso dell’ufficiale alleato che nel 1944 si rifiutò di radere al suolo il paese toscano per evitare di cancellare «la più bella pittura del mondo»

La Resurrezione di Cristo di Piero della Francesca (Sansepolcro)

Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Piero della Francesca nacque a Sansepolcro (allora chiamata Borgo Sansepolcro) tra il 1414 e il 1416. Noi conosciamo il luogo in cui egli abitava, visto che nell’attuale via Aggiunti vi sono la sua casa, persino la fontanella a cui attingeva e la chiesa di San Francesco, che egli frequentava.

Quando oggi si va alla Pinacoteca, poco più avanti nella stessa via, si cerca subito la Sala di Piero, in cui sono esposte quattro sue opere: il Polittico della Misericordia, il San Ludovico di Tolosa, il San Giuliano e soprattutto la Resurrezione, il suo dipinto più celebre, definito da Aldous Huxley «la più bella pittura del mondo». Già prima di lui il critico inglese Austen Henry Layard definì il Cristo di Sansepolcro come «dotato di una maestà terrificante e non terrena nel contegno, nei grandi occhi fissi nel vuoto e nei tratti malgrado ciò distesi».

Molti commentatori si espressero in modo analogo e tra questi il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, che in occasione di una visita a Sansepolcro riprese il giudizio di Aldous Huxley facendolo suo.

A differenza di quanto avveniva in opere precedenti o coetanee, nella Resurrezione di Piero il paesaggio ha una sua valenza. Le fronde spoglie dell’albero di sinistra sono simbolo dell’inverno che si sta per concludere. La storia dell’umanità primitiva, nel freddo del peccato originale, sta per cedere il posto alla primavera della Redenzione, simboleggiata dai rami rigogliosi dell’altro albero e da tutta la parte destra dello sfondo.

L’immagine di Cristo, che emerge dal sepolcro, occupa quasi tutto il quadro. Non vi entrano né il paesaggio, né le figure dei custodi dormienti, in uno dei quali è opinione comune che sia ritratto lo stesso Piero; anch’essi fanno parte del paesaggio. Il volto di Cristo è il vertice di una piramide e la figura del risorto costituisce il perno attorno a cui ruota tutta l’opera; attorno a Cristo stesso ruota tutta la creazione.

Ma la Resurrezione salvò la città di Piero dalla distruzione durante l’ultima guerra. Era l’estate del 1944 e il fronte si avvicinava a Sansepolcro. La città era stata già evacuata dai tedeschi e dai fascisti, ma le truppe inglesi in avvicinamento ignoravano ciò. Nel dubbio che i primi fossero ancora nascosti nell’abitato, il comando supremo delle forze alleate ordinò al capitano Anthony Clarke, comandante del reparto di prima linea, di bombardare Sansepolcro con i cannoni e di ridurla a un cumulo di macerie, come due mesi prima era avvenuto con Montecassino.

Il capitano era però un appassionato di arte ed era al corrente di quanto il proprio compatriota Huxley aveva scritto della Resurrezione. Così decise di disobbedire agli ordini ricevuti, rischiando la condanna per insubordinazione. Accertatosi, mediante testimonianze della popolazione locale, dell’avvenuta evacuazione di Sansepolcro, la occupò senza colpo ferire e la città fu salva.

Come ebbe a dire ancora Vittorio Sgarbi «Cristo protegge il mondo e il capitano Clarke ha protetto Cristo. Si dice sempre che la bellezza salverà il mondo, ma in questo caso è stato il mondo ad aver salvato la bellezza. Una salvezza che si porta appresso un significato ben preciso: la prevalenza dell’arte sulla guerra».

Dopo la morte del capitano Clarke, avvenuta a Città del Capo nel 1990, un giornalista della Bbc ritrovò i suoi diari di guerra e l’avvenimento, prima di allora solo raccontato dagli anziani, ebbe la giusta ed incontrovertibile documentazione. In questi diari il nome di Sansepolcro rifulge come un momento centrale della sua vita: un atto d’amore all’arte, il cui valore oltrepassa ogni limite di tempo e di spazio.

Grazie a un recente restauro, terminato nel marzo 2018, il dipinto è tornato allo splendore originale.