Nathan Law incriminato per la veglia di Hong Kong. La sua intervista a Tempi

Il giovane politico esule a Londra è tra i 24 accusati di aver organizzato e preso parte alla manifestazione in ricordo del massacro di Tienanmen

C’è anche Nathan Law tra le 24 persone incriminate per aver organizzato e preso parte a Hong Kong alla veglia in ricordo del massacro di Tiananmen il 4 giugno scorso. Dopo l’arresto di Lee Cheuk-yan e Albert Ho, fra i 12 importanti attivisti democratici accusati di «incitamento» a partecipare a un’assemblea illegittima, il regime continua a perseguitare e intimidire oppositori politici: tra gli incriminati oggi figura anche Joshua Wong e il magnate dell’editoria Jimmy Lai che sarà processato insieme ai parlamentari democratici Chu Hoi-dick e Wu Chi-wai, e al consigliere distrettuale Lester Shum.« Il 15 settembre – scrive AsiaNews – davanti ai giudici compariranno anche Figo Chan, vice coordinatore del Civil Human Rights Front, l’ex leader studentesco Sunny Cheung e gli ex membri del Legco (il Parlamento locale) Cyd Ho e Leung Kwok-hung.

LA LIBERTÀ FUORILEGGE

Erano in oltre 115 mila, al Victoria Park, il 4 giugno. Violando il divieto di assembramento (usato come scusa dalla polizia per impedire l’annuale veglia) hanno commemorato le vittime di Piazza Tienanmen, mentre altre centinaia di persone si sono riunite in ogni parte della città cantando slogan come: «Liberare Hong Kong, la rivoluzione del nostro tempo» e «indipendenza per Hong Kong», oggi vietati dalla nuova legge sulla sicurezza voluta da Pechino.

Proprio per sfuggire alla repressione imposta all’ex colonia britannica dalla legge che introduce i reati di terrorismo, secessione, sovversione e collusione con forze straniere (per questi crimini, qualunque residente a Hong Kong potrà essere arrestato, estradato in Cina, processato e ricevere pene che arrivano fino all’ergastolo) molti attivisti hanno abbandonato l’isola. Tra i primi Nathan Law, 27 anni, tra i leader del Movimento degli ombrelli del 2014.

L’INTERVISTA A LAW SUL PROSSIMO NUMERO DI TEMPI

Tempi lo ha intervistato sul numero di agosto (in arrivo in questi giorni a casa e a breve disponibile sul nostro sito per gli abbonati), poco prima che venisse incriminato:

«A Hong Kong è ormai impossibile promuovere una mobilitazione internazionale in difesa della città. Ora vige la censura, bisogna stare attenti, si può essere arrestati per un nonnulla. Solo dall’estero è possibile parlare per chi non ha più voce e convincere i paesi occidentali che è necessario formare un fronte unito contro la Cina. Solo così, credo, si potrà salvare Hong Kong».

Così Law, fondatore e presidente dal 2016 al 2018 del partito politico pro democrazia Demosisto (sciolto alla vigilia dell’approvazione della nuova legge) che nel 2013, a 23 anni, è stata la persona più giovane mai eletta nel Parlamento di Hong Kong. Inviso al regime, il seggio al Consiglio legislativo gli è stato tolto perché il suo giuramento è stato giudicato «non abbastanza sincero». Oggi la notizia dell’incriminazione. «Se avessi fatto questa intervista da Hong Kong – ci aveva detto pochi giorni fa – avendo invocato l’aiuto internazionale per la mia città e criticato il regime, sarei stato arrestato senza dubbio. A Hong Kong è ancora possibile parlare: bisogna però essere pronti a pagarne le conseguenze».