Hong Kong, squalificati i candidati democratici. «Oppressione sfacciata»

Joshua Wong e altri 11 non potranno partecipare alle elezioni di settembre. «È evidente che credere nella democrazia è ormai illegale. Questo succede negli stati di polizia»

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Joshua Wong e altri 11 importanti candidati alle elezioni di settembre per il rinnovo del Parlamento di Hong Kong sono stati squalificati e non potranno partecipare. Lo hanno deciso ieri i presidenti di seggio incaricati di verificare che i candidati non abbiano violato la legge, in particolare la legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino all’ormai ex città autonoma l’1 luglio. Altri 20 candidati pro democrazia potrebbero essere squalificati a breve, ha annunciato il governo di Hong Kong, spingendo l’ultimo governatore britannico dell’isola, Lord Chris Patten, a denunciare «la purga politica» cinese: «È evidente che credere nella democrazia è ormai illegale. Questa è la sorta di comportamento che ci si può aspettare in uno stato di polizia».

VIETATO VOTARE CONTRO LE PROPOSTE DEL GOVERNO

Un portavoce del governo, elogiando la decisione dei presidente di seggio, ha dichiarato che nessuno può candidarsi con l’intenzione, «una volta ottenuta la maggioranza in Parlamento, di votare contro «le proposte legislative, gli appuntamenti, le richieste di finanziamento e il budget che vengono proposti dal governo di Hong Kong con lo scopo di costringere il governo a cedere alle loro richieste politiche».

Se alcuni candidati avevano gareggiato alle primarie del fronte democratico di metà luglio, alle quali hanno partecipato facendo registrare un’affluenza record oltre 600 mila persone, promettendo di non votare il budget proposto dal governo di Hong Kong, altri sono stati squalificati per aver sostenuto la necessità da parte dei governi occidentali di sanzionare la Cina per aver di fatto azzerato l’autonomia di Hong Kong anzitempo (in base al trattato internazionale firmato da Pechino con Londra, infatti, questa sarebbe dovuta durare fino al 2047).

«NON CI SARANNO PIÙ ELEZIONI REGOLARI»

Non era mai accaduto prima che così tanti candidati per le elezioni di settembre (che potrebbero anche essere rinviate di un anno a causa del coronavirus) venissero squalificati a Hong Kong. «Continueremo a resistere e speriamo che il mondo si schieri dalla nostra parte», ha twittato Joshua Wong. La scorsa settimana, la maggior parte dei candidati democratici hanno ricevuto una lettera, alla quale rispondere «entro 24 ore», da parte dei presidenti di seggio contenente domande trabocchetto come questa: «Sei favorevole alla nuova legge sulla sicurezza nazionale?». Uno dei candidati, ad esempio, ha risposto che la nuova legge mette in pericolo il principio «Un paese, due sistemi» ed è stato squalificato di conseguenza per le sue proposizioni «ripugnanti».

Commentando la notizia al South China Morning Post, lo scienziato politico della Chinese University, Ma Ngok, ha dichiarato: «Non ho dubbi che dietro questa mossa ci sia Pechino. È inutile dire che non ci saranno più elezioni regolari a Hong Kong perché la maggior parte dei votanti semplicemente non ha più scelta».

«OPPRESSIONE POLITICA SFACCIATA»

Il fronte democratico ha in ogni caso invitato la popolazione di Hong Kong «a resistere questa sfacciata e inarrestabile oppressione politica. Le autorità sono spaventate» dalla schiacciante vittoria alle elezioni distrettuali di novembre «ma oggi non è la fine del mondo. Oggi è il giorno per Hong Kong di ripensarsi e di andare avanti».

Foto governo Hong Kong