Anche gli immigrati hanno smesso di fare figli

Lettura ragionata del declino demografico italiano fotografato dal rapporto annuale Istat 2019

Ha ispirato i consueti titoli allarmati il capitolo sul declino demografico dell’Italia contenuto nel Rapporto annuale Istat 2019, reso pubblico settimana scorsa. In particolare il fatto che per il quarto anno di seguito la popolazione sia diminuita (al 1° gennaio scorso si stimava che la popolazione ammontasse a 60 milioni 391 mila residenti, oltre 400 mila in meno rispetto al 1° gennaio 2015) e che i nati siano stati soltanto 439.747, in costante calo dal 2008.

SOLO 1,32 FIGLI PER DONNA

Il Rapporto conferma che in Italia si registrano in media solo 1,32 figli per donna in età feconda (dato aggiornato alla fine del 2017, relativo alle donne fra i 15 a i 49 anni d’età), e che il contributo degli immigrati alla rinascita demografica dell’Italia si è già arrestato: le donne straniere mettono al mondo più figli delle italiane, ma nella media complessiva sono già scese pure loro sotto le 2,1 unità, che rappresenta la soglia del rimpiazzo generazionale, cioè la quantità di nascite per donna che permette di stabilizzare il numero complessivo degli abitanti. Si legge nel terzo capitolo del Rapporto:

«Le straniere hanno in media a livello nazionale 1,98 figli per donna nel 2017 (2,65 nel 2008) e 2,11 al Nord (2,74 nel 2008), mentre i livelli di fecondità sono più contenuti al Centro e nel Mezzogiorno, rispettivamente 1,72 e 1,91 figli per donna (erano 2,55 e 2,38 nel 2008)».

PIÙ FIGLI AL NORD (MA SOLO PER GLI STRANIERI)

Gli 1,32 figli per donna in Italia vengono fuori dalla media ponderata fra gli 1,98 delle straniere e gli 1,24 delle italiane, che sono più numerose e quindi pesano di più sulla media finale. Nel 2008 i figli delle italiane erano 1,34. Da ciò si desume che nel decennio 2008-2018 le donne italiane hanno perso uno 0,10 di fecondità, mentre le straniere residenti in Italia hanno perso uno 0,67. Mantenendosi la tendenza, fra 15 anni circa la fecondità di italiane e straniere finirebbe per essere la stessa.

La fecondità non è ovunque la stessa nelle varie aree d’Italia: contrariamente a quanto si registrava in passato, nascono più bambini nel Nord che nel Sud d’Italia. Le Regioni col numero di figli per donna più alto sono infatti, in base ai dati del 2017 (gli ultimi disponibili) il Trentino Alto Adige (1,62), la Lombardia (1,39) e il Veneto (1,36); quelle con la fecondità più bassa sono la Sardegna (1,06), la Basilicata e il Molise (1,19). Il sorpasso è dovuto alla maggiore presenza di donne straniere in età feconda nel Nord rispetto al Sud d’Italia.

L’IMMIGRAZIONE NON BASTA

Se infatti si considerano solo le donne italiane, le classifiche tornano ad assomigliare a quelle del passato: il Trentino Alto Adige continua a collocarsi al primo posto, con 1,52, ma al secondo e al terzo posto troviamo la Campania (1,33) e la Sicilia (1,32); fra le Regioni con la fecondità più bassa la prima continua ad essere la Sardegna con 1,04, ma al secondo posto troviamo la Liguria con 1,14. Se si considerano aree geografiche più ampie, Nord-est e Nord-Ovest vantano maggiore fecondità rispetto a Sud e Isole quando si considerano tutte le donne residenti (1,38 e 1,37 i primi due contro l’1,29 dei secondi), ma le posizioni si invertono se si considerano solo le donne italiane: 1,23 i primi due contro 1,27 e 1,26 dei secondi.

La fecondità delle donne italiane aveva toccato il suo punto più basso nel 1995 con 1,19 figli per donna; l’immigrazione ha risollevato per un poco il dato, che ora torna a discendere in modo apparentemente strutturale.

Foto Ansa