Hey, ma la temibile “bomba demografica”? (Alla fine se lo domandò anche il New York Times)

A 47 anni dal best-seller di Paul Ehrlich, la bibbia liberal Usa ha deciso di provare a verificare le sue tesi apocalittiche (e smentitissime dai fatti) sulla fine del mondo

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Ricordate le teorie di Malthus, le fosche previsioni sul destino di un pianeta sovraffollato, i messaggeri dell’apocalisse alimentare, gli accorati appelli per intraprendere drastiche misure di controllo della popolazione? Correvano gli anni Sessanta e a partire da allora, per decenni, la comunità internazionale (con i mass media in testa) ha assunto tutte queste “verità scientifiche” come incontestabili, e sono pochi gli osservatori (tanto meno i mass media) che si sono preoccupati di verificare come e quanto quelle profezie si concretizzassero nel tempo. Fatto sta che mentre la realtà e la demografia demolivano un pezzo alla volta quegli angosciosi allarmi, il mondo smetteva gradualmente di pensarci, preso da altre “emergenze” (vedi il global warming). È significativo comunque che «l’espressione “crescita zero della popolazione”, un tempo grido di battaglia (del movimento neo-malthusiano, ndr), non si senta più tanto di frequente in questi giorni; per dire, è apparsa solo in tre articoli di questo giornale negli ultimi sette anni». E ancor più significativo è che a mettere tutto ciò nero su bianco sia adesso il New York Times, il giornale considerato come “la bibbia dei liberal americani”.

FINE DELL’INGHILTERRA. I giornalisti di “Retro Report”, il team che ripesca per il quotidiano statunitense notizie vecchie di decenni e ne ricostruisce gli sviluppi successivi, hanno infatti provato a mettere in fila “gli orrori irrealizzati del boom demografico” paventato da tanti esperti in quegli anni, e ne è uscito un articolo che vale davvero la pena della lettura. In quell’epoca di catastrofici presagi, si legge nel pezzo firmato da Clyde Haberman e pubblicato pochi giorni fa, «nessuno è stato più influente – o più terrificante direbbe qualcuno – di Paul Ehrlich». Il celebre biologo di Stanford vendette milioni di copie de La bomba demografica, il suo libro del 1968 che preconizzava l’imminente apocalisse di una umanità troppo prolifica. Secondo Ehrlich – rievoca Haberman – centinaia di milioni di persone, fra cui 65 milioni di cittadini statunitensi, avrebbero dovuto essere ridotte alla fame già negli anni Settanta, l’India era sostanzialmente già condannata e l’Inghilterra avrebbe cessato di esistere entro il 2000. «Nei prossimi 15 anni arriverà la fine», scriveva lo scienziato.

SIAMO IL DOPPIO DI ALLORA. E invece, «come avrete notato», scrive oggi il New York Times, «l’Inghilterra è ancora qui con noi. Idem per l’India. Negli anni Settanta non ci sono stati centinaia di milioni di morti di fame. L’umanità è riuscita a cavarsela, anche se la popolazione del pianeta supera attualmente i sette miliardi di individui, il doppio di quando La bomba demografica è diventato un best-seller». Eppure pochissimi tra i tanti che all’epoca sposarono le tesi di Ehrlich si sono sentiti in dovere di riesaminare le proprie posizioni in tutti questi anni. I programmi contro la natalità patrocinati dalle varie agenzie internazionali proseguono come nulla fosse e lo stesso Ehrlich, interpellato dal New York Times 47 anni dopo il suo smentitissimo capolavoro, offre «il contrario di un mea culpa». La fine del pianeta per lui è ancora vicina e il controllo delle nascite è più che mai urgente, «meglio se attraverso metodi volontari, ma se necessario, dice, lui sarebbe pronto a sostenere “diverse forme di coercizione” come la cancellazione dei “benefici fiscali per chi fa più figli”. Consentire alle donne di fare tutti i bambini che vogliono è come permettere a ognuno di “gettare tutti i rifiuti che vuole nel giardino del vicino”».

LO SBOOM. A parte le sparate del professor Ehrlich, comunque, l’articolo del New York Times contiene anche analisi interessanti. Come quella di Fred Pearce, scrittore britannico esperto di questioni demografiche, che ricorda come non sia affatto vero che sulla Terra ci sono troppe persone, e che anzi i tassi di natalità stiano scendendo sotto il cosiddetto “livello di sostituzione della popolazione” più o meno ovunque, ad eccezione dell’Africa. Soprattutto, la diffusione globale del benessere ha contribuito in maniera massiccia a limitare le nascite e a fare invecchiare l’umanità: più che a una bomba, somiglia a una crisi demografica. Il problema se mai, secondo Pearce, non è il boom dei bebè ma il boom dei consumi, vizio tipico dei paesi ricchi. Tutte visioni e letture naturalmente discutibili, ma pur sempre meno screditate, ad oggi, delle tesi best-seller di Ehrich. E di chi sulla sua falsa riga arriva ancora a sostenere che bisogna smettere di «salvare i bambini africani».

Foto Ansa