Altro che Natale spirituale alla Conte: torniamo sulle tracce di «Cristo la tigre»

Perché abbiamo deciso di ripubblicare il viaggio in Terra Santa con don Giussani in questo frangente in cui domina vuoi la versione elegiaca, vuoi quella poveraccista del bebè di Nazaret

Cronache di mezzo lockdown / 12

La sera del 15 novembre scorso si discuteva di se, come e con chi, eventualmente, rieditare un classico.

Un classico è una storia che non ti stanchi mai di rileggere, qualunque sia la ragione, eccetto che non significhi niente. Un classico è tale perché ti porta un significato, un senso. Attraverso il classico Qualcuno ti parla attraverso uno. Ti seduce, ti espone, ti rimanda a un gusto non effimero del tuo personale fatto di vivere.

In questo senso (e indipendentemente dal fatto che l’abbia scritto io) Sulle tracce di Cristo. Viaggio in Terrasanta con don Luigi Giussani è un classico. Un classico, per dire i primi titoli che mi vengono in mente, come lo sono l’Annuncio a Maria di Claudel, Il cielo è dei violenti della O’Connor, i diari di Kafka, La ballata del carcere di Reading, i racconti dell’India di Kipling, Rimbaud e Manzoni piuttosto che gli Scritti corsari di Pasolini, Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder…

Ma dicevo in apertura di queste righe che la sera del 15 novembre scorso, con mio figlio Francesco che di Sulle tracce di Cristo nel 2016 aveva curato una seconda edizione (generosamente sostenuta da un gruppo di amici e dall’associazione Esserci, riveduta e corretta rispetto alla prima del 1992 edita da Rizzoli nella collana dei libri dello spirito cristiano, collana diretta proprio da don Luigi Giussani), stavamo valutando l’opportunità di pubblicare una terza edizione.

Ecco allora che – dato che è certissimo che nelle librerie il volume è introvabile e pare che ormai anche al centro francescano Rosetum di padre Finco a Milano scarseggino copie – abbiamo pensato: che diamine, il 15 novembre di tre anni fa moriva il caro amico rabbino Giuseppe Laras, autore della nuova introduzione e fomentatore con l’allievo carissimo Vittorio Bendaud dell’urgenza di un rinnovato dialogo non parolaio ma di “amicizia operativa” tra cristiani, ebrei e chiunque non si rassegni a subire il dominante violento conformismo della menzogna; perdinci, il 15 novembre Laras moriva, la memoria di Laras ci istiga tre anni dopo a fare quello che dobbiamo fare.

Ripubblicare. Già, ma come? Ecco che Amazon ci è venuto incontro. E in 48 ore l’operazione è compiuta: con una reimpaginazione e dettagli grafici studiati da Francesco Amicone in Gallura. La stampa in Polonia. Il mercato per l’acquisto ovunque nel mondo.

E così eccoci a ristabilire la verità della natura del cristianesimo in un frangente in cui domina vuoi la versione elegiaca, vuoi quella poveraccista del bebè di Nazaret. E naturalmente l’interpretazione virologico-spiritualista che del Natale incipiente ha dato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ora, andate su Amazon, digitate il titolo Sulle tracce di Cristo e acquistate. È disponibile la copia cartacea (10 euro) o quella digitale (ebook 5 euro). Andate, acquistate e predicate in giro l’utilità di una testimonianza che accende la vita di libertà, desiderio e impegno a comunicare a tutto il mondo che a Natale non viene uno spiritello del mondo perbene, corretto e socialmente distanziato. «Viene – ha scritto il poeta Eliot – Cristo la tigre».