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Dopo il carcere algerino, Sansal subisce la fatwa laica della sinistra francese

Di Mauro Zanon
31 Maggio 2026
Lo scrittore, liberato da poco dopo un anno di prigione ad Algeri per avere criticato il totalitarismo del regime, è ora vittima di censura e attacchi perché ha cambiato casa editrice e parlato bene dei conservatori
Lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal parla al Salone del libo di Torino nel 2016 in una foto d'archivio
Lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal parla al Salone del libo di Torino nel 2016 in una foto d'archivio (Ansa)

Parigi. «Si può ridurre uno scrittore al silenzio attraverso la censura. Si può anche tentare di zittirlo con l’ostracismo, con il sospetto, con l’intimidazione simbolica. Ancora oggi, non sono solo gli Stati a reprimere la libertà di parola. Esistono i tribunali d’opinione. Coalizioni morali. Ortodossie impazienti. La libertà di espressione non si scontra solo con le prigioni. Si scontra con i branchi. Ho conosciuto entrambe le parti, mi sono scontrato con i muri della prigione e con le urla dei branchi». Boualem Sansal sa bene di cosa parla quando scrive queste parole nel libro in uscita il prossimo 2 giugno, La Légende, il racconto del suo anno di prigione a Koléa, l’istituto penitenziario a trenta chilometri da Algeri dove vengono rinchiusi i dissidenti, gli intellettuali e tutti coloro che osano dire anche solo una parola fuori posto contro la dittatura di Abdelmadjid Tebboune. Le colpe di Sansal? Essere amico dei conservatori Lo scrittore franco-algerino, al suo rientro a Parigi...

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