La possibilità di esercitare i propri diritti riproduttivi

Di Chiara Saraceno
04 Giugno 2026
Il contributo di Chiara Saraceno (Professoressa emerita, Università di Torino e Berlin Social Science Center) per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione al saggio di Marco Valerio Lo Prete sulla demografia
Denatalità Natalità Roccella

Il crescente, e apparentemente irreversibile, invecchiamento della popolazione è entrato nel dibattito pubblico, non solo in Italia, non solo tardivamente, ma prevalentemente da una prospettiva che definirei societaria, ovvero delle conseguenze presenti e future per le società coinvolte, in molto minor misura dal punto di vista dei diritti riproduttivi delle persone. Se non si devono più, almeno nelle società democratiche sviluppate, fare figli perché siano un sostegno per la vecchiaia e neppure “per la patria”, li si dovrebbero fare per la sostenibilità del welfare o per sostenere lo sviluppo economico e la capacità di innovazione. Non vi è dubbio che – in Italia in modo più accelerato che altrove in Europa – il quadro demografico presenti forti problematicità rispetto a queste e altre dimensioni, richiedendo di incominciare già ora ad attrezzarsi per affrontarle. Anche se vi fosse in tempi brevi una sostanziosa ripresa della fecondità, i suoi previsti benefici sul piano della capacità di innovazione e di tenuta dei conti pubblici infatti si avrebbero solo dopo due-tre decenni, mentre nel frattempo l’aumento della popolazione in età minore aumenterebbe il tasso di dipendenza.

Per continuare a leggere prosegui qui o iscriviti a Lisander, il substack di Tempi e dell’istituto Bruno Leoni. 

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.