La possibilità di esercitare i propri diritti riproduttivi
Il crescente, e apparentemente irreversibile, invecchiamento della popolazione è entrato nel dibattito pubblico, non solo in Italia, non solo tardivamente, ma prevalentemente da una prospettiva che definirei societaria, ovvero delle conseguenze presenti e future per le società coinvolte, in molto minor misura dal punto di vista dei diritti riproduttivi delle persone. Se non si devono più, almeno nelle società democratiche sviluppate, fare figli perché siano un sostegno per la vecchiaia e neppure “per la patria”, li si dovrebbero fare per la sostenibilità del welfare o per sostenere lo sviluppo economico e la capacità di innovazione. Non vi è dubbio che – in Italia in modo più accelerato che altrove in Europa – il quadro demografico presenti forti problematicità rispetto a queste e altre dimensioni, richiedendo di incominciare già ora ad attrezzarsi per affrontarle. Anche se vi fosse in tempi brevi una sostanziosa ripresa della fecondità, i suoi previsti benefici sul piano della capacità di innovazione e di tenuta dei conti pubblici infatti si avrebbero solo dopo due-tre decenni, mentre nel frattempo l’aumento della popolazione in età minore aumenterebbe il tasso di dipendenza.
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