L’Alabama vieta totalmente l’aborto. Si apre la sfida alla Corte suprema?

Il Senato dello Stato approva la legge più restrittiva d’America sull’Ivg. Un’iniziativa che «sposta l’aborto al centro della campagna elettorale per le presidenziali del 2020»

Cartelli contro l'aborto alla Marcia per la vita a Washington

Se serviva un’ulteriore conferma del fatto che l’aborto non è mai stato un capitolo chiuso nel dibattito pubblico americano, e che anzi con l’arrivo alla Casa Bianca di un alleato del fronte pro-life come Donald Trump il tema è più sentito che mai, ecco, quella conferma è arrivata l’altroieri, martedì 14 maggio, quando il Senato dell’Alabama ha approvato con 25 voti favorevoli e soltanto 6 contrari un divieto pressoché totale sulle interruzioni volontarie di gravidanza.

Ieri è arrivata anche la firma del governatore dello Stato, la repubblicana Kay Ivey, che ha ufficialmente tramutato il testo nella legge più restrittiva degli Stati Uniti in materia di aborto. Così adesso molti osservatori americani prevedono che l’iniziativa dell’Alabama «sposterà l’aborto al centro della campagna elettorale per le presidenziali del 2020», come scrive per esempio un articolo dell’Associated Press.

Tanto è vero che gli aspiranti candidati alla Casa Bianca del Partito democratico – vedi la senatrice del New Hampshire Kamala Harris – hanno subito cominciato ad annunciare di essere pronti a portare il caso davanti alla Corte suprema (quel che in realtà sperano anche i suoi promotori, come vedremo). Mentre Kirsten Gillibrand, senatrice dello stato di New York e rivale della Harris, si è affrettata a promettere che qualora fosse eletta, se sarà chiamata a nominare nuovi giudici nel massimo organo della giustizia americana, li sceglierà in base alle loro posizioni (liberal) sull’aborto.

COSA PREVEDE LA NORMA

La riforma, avallata dalla maggioranza repubblicana dell’assemblea legislativa dell’Alabama, rende l’aborto un reato sanzionabile con pene fino a 99 anni di carcere per i medici che eseguono l’intervento. Non importa a quale stadio della gravidanza sia praticato né le ragioni della scelta: l’unica eccezione prevista è motivata dal grave pericolo per la salute della madre del nascituro. Durante l’iter di approvazione, infatti, è stato respinto dal Senato anche un emendamento che mirava ad autorizzare il ricorso all’interruzione di gravidanza in caso di stupro e incesto.

L’OBIETTIVO È LA ROE VS WADE

I sostenitori del testo e la stessa senatrice repubblicana che l’ha proposto, Terri Collins, dichiarano esplicitamente che l’obiettivo dell’iniziativa è riaprire la partita (apparentemente) chiusa nel 1973 con la cosiddetta “Roe vs Wade”, la sentenza della Corte suprema che legalizzò l’aborto negli Stati Uniti. Un divieto così rigido, infatti, finirà prevedibilmente per riportare la questione del conflitto tra i diritti delle donne e quelli dei bambini non nati davanti al massimo organo della giustizia americana. Dove le recenti nomine di Trump (due giudici sui nove totali: Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh) hanno modificato gli equilibri tra conservatori e progressisti, spostandoli a favore dei primi. Per lo meno, questo è il calcolo su cui i pro life fondano la loro rinnovata speranza di cancellare la Roe vs Wade, anche se in materie “sensibili” come l’aborto è sempre difficile prevedere le decisioni del supremo tribunale statunitense.

LA BATTAGLIA DELLE LEGGI

Come detto, comunque si concluderà questo nuovo tentativo di mettere in discussione la Roe vs Wade, il divieto approvato dal Senato dell’Alabama dimostra in modo clamoroso come stia cambiando la percezione degli americani verso l’aborto. Un subbuglio che si riflette inevitabilmente a livello legislativo in entrambi i sensi: da una parte la proliferazione di leggi restrittive in diversi stati dell’Unione, dall’altra la reazione ultra liberalizzatrice di alcuni stati a maggioranza progressista, fino al caso estremo del Vermont che sta provando a introdurre l’aborto senza limiti. Contro la nuova legge dell’Alabama e le restrizioni votate negli altri stati si sono già scagliati diversi senatori democratici in corsa per la candidatura alla prossima presidenza: Elizabeth Warren (Massachusetts), Bernie Sanders (Vermont) e Amy Klobuchar (Minnesota), oltre a Joe Biden, già vice di Obama, e all’ex deputato texano Beto O’Rourke.

Foto Mark Reinstein/Shutterstock