Chi ha detto che verrà abolito l’aborto con Kavanaugh alla Corte Suprema?

Agitare lo spauracchio della cancellazione della sentenza Roe v. Wade è una vecchia strategia liberal, ma i giochi negli Stati Uniti sono tutt’altro che decisi

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Trump ha mantenuto la promessa fatta ai cristiani in campagna elettorale: se il Senato ratificherà la nomina di Brett Kavanaugh a successore di Anthony Kennedy alla Corte suprema, nomina annunciata lunedì alla Casa Bianca, la maggioranza conservatrice guiderà per i prossimi decenni la giurisprudenza del sommo tribunale degli Stati Uniti d’America.

CORTE SUPREMA. Non è affare da poco affiancare al giudice Neil Gorsuch, già nominato nell’aprile del 2017 al posto del deceduto conservatore Antonin Scalia (che i repubblicani impedirono a Barack Obama di sostituire rifiutandosi di ratificare la sua nomina di Merrick Garland fino ad elezioni presidenziali e vittoria di Trump), un profilo che sulla carta promette di spostare a destra gli equilibri di una Corte protagonista degli stravolgimenti sociali più significativi degli ultimi 40 anni, come approvare ad esempio l’aborto e imporre a tutti gli Stati Uniti il matrimonio gay.

LA STRATEGIA LIBERAL. Tuttavia più del profilo e della storia di Kavanaugh, giudice della Corte d’appello del distretto di Columbia, ad accendere lo scontro sul tema dominante dei diritti è stata proprio la sinistra orfana di un Kennedy dimessosi due settimane fa e che, seppur di nomina conservatrice, schierandosi con l’ala progressista della Corte è risultato decisivo in molte sentenze appunto sul diritto all’aborto, il matrimonio gay, la pena di morte, le discriminazioni razziali. Brett Kavanaugh «proviene da una lista assemblata dal consigliere della Casa Bianca Donald McGahn con l’aiuto degli attivisti conservatori dell’Heritage Foundation e della Federalist Society, organizzazioni il cui principale scopo è erodere se non cancellare il diritto all’aborto», ha tuonato l’ex candidato alla Casa Bianca Bernie Sanders guidando la campagna per il rigetto della nomina, chiedendo ai suoi sostenitori se siano «pronti alla battaglia per difendere la Roe v. Wade» (dietro di lui, ben visibili, i cartelli di Planned Parenthood). «Con Kavanaugh sono a rischio l’Obamacare e la Roe v. Wade» chiosa il leader dei democratici in Senato, Chuck Schumer.

QUALCHE DUBBIO. Ma davvero la nuova maggioranza potrebbe ribaltare la sentenza che nel 1973 dichiarò l’aborto un diritto protetto dalla Costituzione? Un esperto come Mattia Ferraresi, corrispondente dagli Stati Uniti per il Foglio, ricorda che «il terrore dell’abolizione della Roe. v. Wade è stato suscitato ogni volta che è subentrata una toga conservatrice a partire dal 1987, quando è stato nominato Kennedy, poi curiosamente diventato l’idolo dei liberal. E’ stata riproposta nel 1990, nel 1991, nel 2015 e nel 2017, e nel frattempo alla corte sono arrivati casi che avrebbero permesso di rivedere quella storica sentenza, ma le decisioni sono piuttosto andate nel senso di una conferma del diritto ad abortire. Fra i giudici conservatori in carica soltanto Clarence Thomas ha segnalato la sua esplicita opposizione alla Roe v. Wade e una pletora di decisioni giudiziarie aggiuntive ha incastonato la norma nella costituzione materiale del paese. Discorso simile, anche se per ragioni diverse, vale anche per il matrimonio gay, le cui possibilità di annullamento o limitazione anche in una corte blindata a destra dalle nomine trumpiane sono prossime allo zero».

MAGGIORANZA RISICATA. Kavanaugh, orgoglioso cattolico e antiabortista, ha 53 anni e la sua conferma al Senato è tutt’altro che scontata. I Repubblicani controllano 51 seggi su 100, ogni voto è fondamentale, perfino l’assenza del senatore John McCain da Capitol Hill, malato di cancro, potrebbe complicare il processo di conferma, e le dinamiche non sono quelle strombazzate sui social e dalle tv ad ogni nomina di un giudice conservatore.

Foto Ansa

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