La persecuzione di Jimmy Lai. «In carcere a Hong Kong paga anche per la sua fede»

Di Leone Grotti
28 Ottobre 2025
Il magnate cattolico dell’editoria rischia l’ergastolo in un processo farsa. Intervista al figlio, Sebastien Lai: «Vive in isolamento in una cella rovente da cinque anni. Non gli permettono di andare a Messa. Liberarlo è questione di vita o di morte»
Uno striscione a Londra invoca la liberazione di JImmy Lai, magnate cattolico dell'editoria in carcere da cinque anni e in attesa di giudizio
Uno striscione a Londra invoca la liberazione di JImmy Lai, magnate cattolico dell'editoria in carcere da cinque anni e in attesa di giudizio (foto Ansa)

«Mio padre, Jimmy Lai, è un perseguitato politico. Lo tengono in isolamento da quasi 5 anni in una cella senza finestre, dove in estate la temperatura raggiunge come minimo i 40 gradi. Hanno torturato una persona per testimoniare contro di lui. Che verdetto potrà mai ricevere in questo processo farsa?». Parla così a Tempi Sebastien Lai, figlio del magnate cattolico dell’editoria imprigionato a Hong Kong nel dicembre 2020.

A Milano in occasione della Giornata della Bussola, Sebastien Lai continua a girare il mondo per mantenere alta l’attenzione su suo padre e su Hong Kong, dove in seguito all’imposizione da parte del regime comunista cinese della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020 la società civile non può più esprimersi in alcun modo. Sebastien non ha dubbi sull’esito che avrà il processo a carico di suo padre per violazione della legge draconiana. E non per ragioni di giurisprudenza, ma di semplice matematica: «Finora, gli imputati per violazione della legge sono stati condannati a un tasso che sfiora il 100 per cento».

Anche la matematica della persecuzione, quando c’è di mezzo la Cina, non è un’opinione. Jimmy Lai è un nemico pubblico per il Partito comunista cinese, che lo vuole vedere alla sbarra fin da quando, nel luglio 1994, scrisse un editoriale contro Li Peng, detto il “macellaio di Pechino” per il ruolo che ebbe nel massacro di Piazza Tiananmen. Da quando il governo di Hong Kong lo ha fatto arrestare, il magnate è già stato condannato in quattro diversi processi, inconsistenti dal punto di vista del diritto, ma diabolicamente efficaci da quando lo Stato di diritto sull’isola è stato abolito.

Il figlio di Jimmy Lai, Sebastien, a Milano per mantenere l'attenzione su suo padre
Il figlio di Jimmy Lai, Sebastien, a Milano per mantenere alta l’attenzione su suo padre (foto Tempi)

Sebastien Lai, suo padre Jimmy Lai è accusato di collusione con forze straniere. Nell’ultimo rapporto del Regno Unito su Hong Kong, ex colonia britannica, si legge che il processo «ha motivazioni politiche». È d’accordo?

È un modo davvero molto delicato per descrivere la situazione. Il suo processo per violazione della legge sulla sicurezza nazionale doveva iniziare alla fine del 2022, ma è stato rinviato fino al 2023. Era previsto che durasse 90 giorni e ancora oggi non è arrivata la sentenza. Per tutto questo tempo mio padre è stato rinchiuso in isolamento e sono ormai cinque anni. Un testimone, perché parlasse contro mio padre, è stato torturato. E il governo di Hong Kong che cosa ha fatto? Niente, visto che sono loro ad averlo fatto torturare. Per non parlare poi dei colleghi di mio padre, arrestati e ancora senza processo solo per fare pressione su di lui. Insomma, più che “motivato politicamente”, io direi che questo processo è una persecuzione totale.

La procura ha presentato delle prove della collusione durante il processo?

Il lato positivo di questa farsa, anche se usare questo termine è difficile visto che è stato tutto orribile, è che le prove presentate contro mio padre, Jimmy Lai, sono state risibili. Non hanno in mano niente. Manca la pistola fumante. Hanno descritto per tutto il tempo un uomo coraggioso che si è battuto per la democrazia a Hong Kong, che ha pagato sempre in prima persona e che ha sempre difeso i giornalisti del quotidiano da lui fondato, l’Apple Daily. E ogni volta che ha incontrato gli studenti che protestavano contro il governo, li invitava a utilizzare metodi non violenti. Mio padre, inoltre, non ha mai appoggiato l’indipendenza di Hong Kong. Quindi, è sempre stato moderato e tutti se ne sono accorti. Ed è incredibile che abbiano in mano così poco dopo aver distrutto la sua vita e la sua salute per cinque anni.

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Questo atteggiamento del governo di Hong Kong si può intuire dal modo in cui ha risposto al rapporto del Regno Unito, scrivendo che Londra «glorifica il comportamento criminale» di Jimmy Lai e «distorce la realtà». L’esecutivo parla, insomma, come se Jimmy Lai fosse già stato dichiarato colpevole. Ma la sentenza non è ancora arrivata.

È proprio così, è folle, ma dimostra quello che dicevo: questo processo è una forma di persecuzione.

Le arringhe finali del processo si sono concluse il 28 agosto. Quando sarà annunciato il verdetto?

Sinceramente, non ne ho idea. Hanno detto che la sentenza arriverà «a tempo debito». Di solito, i regimi autoritari annunciano simili sentenze in periodi in cui l’attenzione dei media è più bassa. Intorno a Natale, ad esempio. Potrebbe arrivare entro la fine dell’anno, dunque, anche se il governo sembra contento di continuare a rinviare il processo.

Si aspetta che Jimmy Lai venga condannato?

Temo di sì. Non perché abbia dubbi sull’innocenza di mio padre, ma perché i precedenti dicono che quasi nel 100% dei casi di presunta violazione della legge sulla sicurezza nazionale è arrivata una condanna.

Giovedì Donald Trump incontrerà Xi Jinping. In passato il presidente americano disse che avrebbe fatto di tutto per liberare Jimmy Lai.

Sono davvero grato al presidente per essersi preso a cuore la sorte di mio padre. Questo ci dà grande speranza perché Trump ha fatto liberare così tante persone da una prigionia ingiusta. È ormai una corsa contro il tempo: non si tratta di liberare una persona, ma di salvargli la vita ormai.

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Perché?

Mio padre compirà a breve 78 anni e soffre di diabete. Da cinque anni viene tenuto in isolamento in una cella senza finestre, senza luce naturale. È davvero terribile. La sua salute si è molto deteriorata dall’arresto e non si può essere sorpresi vista la sua età e le condizioni della prigionia. La stanza ha le pareti di cemento armato e diventa rovente come un forno d’estate, quando a Hong Kong la temperatura sale oltre i 40 gradi. Questa situazione mi spezza il cuore.

Sua madre Teresa ha incontrato papa Leone XIV a Roma il 15 ottobre durante l’udienza generale. Che cosa le ha detto il Pontefice?

In queste occasioni non c’è tempo per parlare. Sono molto grato al Papa, però, per averle dato l’occasione di stringergli la mano. Per un cattolico è un grande onore e mio padre sarà sicuramente entusiasta quando saprà di questo incontro. Io spero che il Papa preghi per mio padre e che il Vaticano faccia quello che può per lui, dal momento che non avrebbe mai intrapreso una strada così dura se non fosse stato per la sua fede cattolica.

Il morale di Jimmy Lai è ancora alto, nonostante tutto quello che ha subito?

Sì, tiene ancora duro. È la fede in Dio che lo tiene in piedi e come tanti altri grandi personaggi cattolici, queste sofferenze non fanno che renderlo più forte perché lui sa che la causa è buona e giusta e che, alla fine, si verrà giudicati da Dio.

Un dipinto della crocifissione di Gesù realizzato in carcere a Hong Kong da Jimmy Lai
Un dipinto della crocifissione di Gesù realizzato in carcere a Hong Kong da Jimmy Lai nel 2022 (Cua)

Il regime gli permette di praticare la sua fede in carcere?

Proprio perché il governo sa quanto sia importante per lui, non gli permette di assistere alla Messa da cinque anni. Lo fa per spezzarlo, per fargli credere che a nessuno importa di lui. Solo recentemente ha potuto accostarsi all’Eucarestia. Ma lui continua, come sempre, a disegnare Gesù Cristo e la Madonna e a leggere libri religiosi. È ciò che lo sostiene.

Che cosa può fare l’Italia per Jimmy Lai?

Deve invocare la sua liberazione perché mio padre si è battuto per i valori che anche il vostro paese, come tutte le democrazie liberali, difende. Ed è stato incarcerato e quasi torturato per questo. Per l’Italia è l’occasione di ribadire che i valori difesi da Jimmy Lai sono gli stessi su cui si fonda la vostra Costituzione e non è accettabile vedere un uomo soffrire in carcere per questo.

@LeoneGrotti

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