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L’eurofollia di bloccare le auto diesel nel Nord Italia

Di Emanuele Boffi
11 Giugno 2025
Dal primo ottobre i veicoli Euro 5 a gasolio subiranno limitazioni nella circolazione in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna. Si tratta di 7 milioni di veicoli. E se un cittadino non può comprarsi l'auto nuova? Paghi le multe
Torino (Foto Ansa)

«Siamo al lavoro per fermare il blocco delle auto con motore Euro 5. Questo fa parte delle follie europee, della Commissione von der Leyen che ha approvato quella fesseria economico-industriale che si chiama Green Deal». Difficile dare torto al ministro dei Trasporti Matteo Salvini quando si arrabbia perché i proprietari di auto diesel Euro 5 non potranno più circolare liberamente in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il divieto scatterà dal primo ottobre (e proseguirà almeno fino a aprile 2026, ma in Emilia-Romagna sarà permanente) nei comuni con popolazione superiore ai 30 mila abitanti. Le suddette Regioni hanno recepito una direttiva europea che impone di ridurre l’inquinamento atmosferico nella Pianura Padana e nelle aree metropolitane più trafficate. Solo se la Camera apporterà delle modifiche al decreto Infrastrutture (c’è tempo fino al 19 luglio), il blocco sarà evitato.

Ursula von der Leyen presenta il Green Deal
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea (Foto Ansa)

Limitazioni regione per regione

Da anni, contro il gasolio è in corso una crociata. Questa volta a essere finite nel mirino sono le automobili Euro 5, fabbricate tra il 2011 e il 2015, e le quattro Regioni italiane (ma anche le città di Roma e Firenze) hanno previsto delle limitazioni.

In Lombardia il blocco riguarderà le autovetture private (dal 2026 anche furgoni e veicoli pesanti) dalle 7:30 alle 19:30 nei comuni densamente abitati o con più di 30 mila abitanti, le aree B e C di Milano.

In Piemonte il divieto sarà valido nei giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30 e riguarderà i grandi comuni.

In Emilia-Romagna il blocco, con alcune deroghe, sarà attivo nei giorni feriali dalle 8:30 alle 18:30 e riguarderà i grandi comuni.

Anche in Veneto il divieto riguarderà una fascia oraria (8:30–18:30), solo nei giorni feriali e nei comuni con più di 30.000 abitanti.

Per i trasgressori sono previste multe da 163 a 679 euro e la sospensione della patente (da 15 a 30 giorni) in caso di recidiva.

Un milione di veicoli

Secondo i dati comunicati dall’Aci al Corriere Motori, «in Piemonte i veicoli Euro 5 sono 236 mila, in Veneto più di 340 mila, in Lombardia sono 484 mila e in Emilia-Romagna circa 270 mila». Quindi dal primo ottobre nelle quattro grandi regioni del Nord più di un milione di veicoli rischiano di fermarsi.

Per compensare i disagi, le Regioni permetteranno ai cittadini di installare sulle autovetture “Move-In” (Monitoraggio veicoli inquinanti), un dispositivo elettronico che permette di tracciare gli spostamenti e calcolare un certo numero di chilometri all’anno (circa 10.000) in deroga ai divieti. Il costo del dispositivo è di 30 euro.

La socialista spagnola Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione Europea con delega al Green Deal (Foto Ansa)
La socialista spagnola Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione Europea con delega al Green Deal (Foto Ansa)

Un limite al 44 per cento dei veicoli

Come si comprende facilmente, il blocco metterà nei guai i possessori di auto e veicoli commerciali non così vecchi (saranno in molti ad aver acquistato una vettura diesel euro 5 nel 2015 non pensando di doverla cambiare dopo dieci anni. E rivenderla oggi, a pochi mesi dall’avvio del blocco, non costituirà un buon affare). Immaginiamo cosa possa significare questo per il budget familiare di chi oggi si vede costretto a comprare un’auto nuova o per il piccolo e medio imprenditore che si ritrova limitato negli spostamenti del suo furgone.

Se poi il discorso si estende ai veicoli Euro 1 e 2 a benzina e diesel fino a Euro 5, a essere interessati alle limitazioni saranno più di 7 milioni di macchine. Secondo la Verità si tratta del 44 per cento delle automobili circolanti nelle regioni padane. Una platea enorme di cittadini e anche per questo il ministro Salvini ha protestato: «Non è possibile obbligare le persone a comprare auto elettriche dopo il 2035, ma nemmeno nel 2040 o oltre. Qui ci sono cittadini che il prossimo anno non potranno più usare milioni di veicoli Euro 5, questi sono i problemi veri».

Gli assurdi parametri di Bruxelles

Un modo per l’Italia di evitare il blocco potrebbe essere quello di presentare studi che dimostrino il calo dell’inquinamento in questi ultimi anni nella zona padana (in Lombardia le emissioni pro capite sono circa 1/3 della media europea e 1/2 di quella italiana). O proporre di “compensare” l’inquinamento prodotto dalle automobili andando a limitare le emissioni di industria, agricoltura e mezzi pubblici.

Ma non sarà facile convincere l’Europa a fare marcia indietro. Almeno finché si dovranno fare i conti con l’attuale vicepresidente della Commissione con delega al Green Deal Teresa Ribera, socialista ambientalista che interpreta lo stop ai motori diesel e benzina entro il 2035 come un dogma di fede.

L’aspetto grottesco della vicenda è costituito dal fatto che gli euroburocrati non vogliono mettere in discussione i parametri che hanno fissato sulla qualità dell’aria. Sono ormai anni, infatti, che assessori e tecnici regionali italiani si recano a Bruxelles per cercare di farli ragionare. Innanzitutto spiegando che, come si è visto durante il periodo del Covid, la mancanza di auto circolanti non apporta miglioramenti significativi nella zona padana. In secondo luogo facendo notare – ne aveva parlato su Tempi Raffaele Cattaneo – che la conformazione del territorio è tale da avere la più bassa circolazione di venti di tutta Europa, essendo chiusa su tre lati dalle Alpi e dagli Appennini, e di avere in inverno l’inversione termica che schiaccia gli inquinanti al suolo e li mantiene negli strati bassi dell’atmosfera.

Abbattere le alpi

Di ritorno due anni fa da una missione a Bruxelles con il presidente Fontana e l’assessore Guidesi per parlare di qualità dell’aria, Cattaneo notava che i limiti sugli inquinanti imposti dalla Commissione erano così restrittivi che «non sarebbero raggiunti neppure con un taglio dell’80 per cento delle emissioni». Cioè non servirebbe a nulla nemmeno «l’eliminazione del 75 per cento dei veicoli circolanti e la trasformazione del rimanente 25 per cento in veicoli a emissioni zero e contemporaneamente la chiusura del 75 per cento delle attività produttive, del 75 per cento degli impianti di riscaldamento civile e del 60 per cento degli allevamenti».

In verità, una soluzione ci sarebbe: abbattere le Alpi. Ma questa è una battuta grottesca da non ripetere con troppa convinzione prima che la Commissione emani una direttiva che ci obblighi a rispettarla.

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