75 anni di comunismo, la continuazione del fascismo con mezzi più subdoli
Cronache dalla quarantena / 46
Ieri, 75 anni orsono, il lato partigiani comunisti della Resistenza ammazzava Benito Mussolini, senza neanche un processo. Non sono un ārevisionistaā. NĆ©, men che meno, ho mai avuto simpatie fascio missine. Però, ho sempre saputo ā perchĆ© mi sono informato, ho letto e studiato ā che il fascismo fu una dittatura non altrettanto dura, feroce, sanguinaria, del totalitarismo comunista in tutte le sue salse internazionali. Come mi insegna anche in questi giorni di quarantena lo stesso scrittore, magistrato e politico Pd Gianrico Carofiglio.
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ā Gianrico Carofiglio (@GianricoCarof) April 25, 2020
Sto parlando del fascismo italiano. Non del nazismo. Che col comunismo è degno rappresentante dei Demoni del ventesimo secolo. Ma mentre sappiamo che il nazismo non ha più patria, né si incarna più in nessuno Stato del mondo odierno, sappiamo anche che, invece, il totalitarismo comunista è stato tremendo nello scorso secolo e rimane tremendo ancora oggi.
à stato comunismo. Dai bolscevichi di Lenin alle Guardie rosse di Mao. Dai Khmer rossi di Pol Pot ai Vopos della Germania Est. E rimane comunismo. Dalla Cina di Xi Jinping al Venezuela di NicolÔs Maduro, sistemi politici tanto stimati dai nostri Di Maio al governo.
Quanto allāItalia, vale la regola (come giĆ accennato in cronache precedenti e adesso qui approfondiamo ancora un poā) del comunismo come continuazione del fascismo, solo con mezzi più efferati e subdoli. Inizio a sospettare che abbiano tenuto in vita lāAnpi, un ente oggi palesemente inutile ma che continua a essere finanziato dallo Stato, solo per impedire che in Italia si facesse chiarezza sulla storia del comunismo. E comunque: ĆØ un fatto della nostra storia che i comunisti hanno ammazzato più antifascisti che i fascisti.
Si comincia dagli antifascisti scappati a Mosca e trucidati dai comunisti di Stalin. E si finisce alle malghe di Porzus dove la madre del diciannovenne Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, gridò il suo dolore per il povero figlio massacrato con gli altri sedici partigiani bianchi della brigata Osoppo dai macellai, comunisti “antifascisti”, che agivano in Friuli, al tempo della Resistenza, a nome e per conto del duce e generale rosso, Josip Broz Tito. Si continua con le foibe. Dove i comunisti āantifascistiā jugoslavi torturarono, smembrarono e buttarono ancora vivi gli italiani, non comunisti o comunisti che fossero, colpevoli solo di essere italiani. E si finisce con le stragi delle āVolanti rosseā del dopoguerra, nella bassa emiliana.
Se non fosse, come vedremo, che i comunisti italiani, usciti dalla Resistenza macchiati di sangue fraterno, furono anche i padri di quei figli che insanguinarono lāItalia durante i famosi āanni di piomboā. Gli anni Settanta della ānuova Resistenzaā che avrebbe dovuto vendicare la āResistenza traditaā dai borghesi (leggi: democratici). E compiere quella ārivoluzioneā raccontata dai padri, nellāansia della quale i figli erano stati allevati.
E dāaltra parte. Se la guerra civile italiana si concluse allāindomani della Seconda guerra mondiale, non fu perchĆ© il leader del Pci Palmiro Togliatti era di animo cosƬ gentile e democratico da non aver progettato una sanguinosa rivoluzione. Ma perchĆ© prendendo lui gli ordini da Mosca, Togliatti aveva ricevuto la consegna da Stalin di starsene buono a cuccia. GiacchĆ© gli equilibri definiti a Yalta affidavano al Partito comunista italiano la mera funzione di cane da guardia degli interessi di Mosca in Europa. E lāobiettivo di penetrare dallāinterno delle sue istituzioni lo Stato italiano. Per infine aggiogarlo allāUnione Sovietica. Con le buone maniere e comunque sempre rispettose ā anche dopo i moti di piazza del 30 giugno 1960 contro il governo Tambroni, quando a giudizio di Gianni Baget Bozzo il Pci mandò violentemente a dire che nessun governo avrebbe potuto più governare senza il suo consenso ā della divisione del mondo in arsenali di bombe atomiche e nelle due sfere di influenza Est-Ovest Urss-Usa.
Dāaltra parte il āgloriosoā Partito comunista italiano di Togliatti-Longo-Berlinguer non ebbe mai dubbi, tranne tardivi (dichiarando la Ā«fine della sua spinta propulsivaĀ» e lāĀ«eurocomunismoĀ» nella versione Berlinguer di primi anni Ottanta), sullāUnione Sovietica come faro di umanesimo, progresso, civiltĆ .
Il comunismo assieme al nazismo ā e nel biennio 1939-1941 addirittura nel patto di sangue Molotov-Ribbentrop ā ha riempito lāEuropa di lager, sterminio e fosse comuni. Per decine di milioni e decine e ancora decine, fino e oltre i cento milioni di morti. E il Pci italiano non ĆØ affatto innocente come vogliono farci credere gli storici faziosi e il giornalismo poveretto.
Il capo del Pci in persona ha condiviso e collaborato alle purghe staliniane a Mosca e allāestero. Il Pci di Togliatti ha celebrato la morte di Giuseppe Stalin, lo sterminatore di popoli, quale Ā«glorioso padre di tutti i popoliĀ». Il Pci di Togliatti e dei suoi successori ha applaudito lāinvasione sovietica in Ungheria e ha rappresentato la quinta colonna in Occidente dei nemici della democrazia, dellāAlleanza atlantica e, non dimenticate, fino a quasi alla caduta del Muro, anche dellāunitĆ europea.
Mio suocero, che trascorse due anni di lager negli Urali e si salvò solo grazie ai documenti di un soldato francese morto di stenti in un campo adiacente a quello degli italiani, ci raccontava in famiglia dei blitz del segretario del Pci tra i detenuti. Dove anche la polizia comunista sovietica si intratteneva, un poā per utilizzare le delazioni di Togliatti, un poā per utilizzare lo stesso Togliatti per tenere corsi di ārieducazioneā ai detenuti italiani. Tra i quali, appunto, mio suocero Jean Valenti. Fondatore e tessera numero 1 dellāassociazione italiana sommelier. NonchĆ© fondatore e tessera numero 1 della associazione internazionale sommelier.
Dovette stare schiscio e tenersi da conto per molti anni, dopo essere rientrato in Europa dal lager sovietico. Dovette riparare in Svizzera per evitare le sanguinarie vendette comuniste del Dopoguerra. Eppure mio suocero non fu mai un fascista.
Era partito volontario per combattere in Russia aggregandosi a una brigata internazionale anticomunista di italiani, ungheresi, rumeni, bulgari eccetera, non perchĆ© fosse fascista dei fascisti di Farinacci. O repubblichino dei repubblichini del futuro premio Nobel Dario Fo. Ma perchĆ©, figlio di contadini bergamaschi emigrati nella banlieue parigina, impiegati con uno stuolo di altre famiglie lombarde nelle fungaie che rifornivano lāesercito francese, si trovò a fare la sua prima santa comunione e santa cresima in una chiesa assediata da manifestanti. Si trovò terrorizzato a dover attraversare con mamma e papĆ le forche caudine fatte di bandiere rosse. Tra due ali di folla sputazzante e insultante i credenti usciti dalla chiesa. Fu allora che decise in cuor suo che il comunismo era il Male.
CosƬ, falsificata la sua data di nascita, un giorno dei primi anni Quaranta si presentò al consolato dellāItalia ancora (per poco) fascista. E si arruolò per andare a combattere i comunisti in Russia. Aveva 18 anni non ancora compiuti. Avete da dire qualcosa a quel ragazzo coraggioso che aveva visto e capito subito che razza di umanesimo, progresso, civiltĆ , avrebbero potuto portarci i ārossiā? I comunisti mangiano i bambini? SƬ, ragazzo Valenti incrociò testimoni dei fatti, ucraini sopravvissuti allo sterminio comunista staliniano dei contadini kulaki. Ā«SƬ, la gente disperata mangiava anche i bambini giĆ morti di fameĀ».
Queste cose, dopo averle lette per lo più dagli storici non italiani, le abbiamo sentite anche dalla viva voce di un italiano, partito per combattere in Urss, caduto in un campo di patate polacco, preso a grandinate dalle katiusce sovietiche, sopravvissuto miracolosamente (Valenti era fermamente persuaso che il merito fosse della Madonna Nera di Czestochowa) benchĆ© ferito e con schegge di granata infilate nella spalla, salvato dal linciaggio dei soldati russi dallāintervento di una mastodontica infermiera russa Ā«che puzzava in maniera incredibile di formaggioĀ», che lo prese in braccio e lo buttò in un angolo di una stazione di campagna dove sarebbe stato caricato su un vagone piombato, direzione Arcipelago Gulag.
Altro che i buoni da una parte, i cattivi dallāaltra. Ā«PuntoĀ». Caro Aldo Cazzullo, questa volta non polemizzo. Semplicemente, non sono dāaccordo. La scuola storica torinese ĆØ responsabile ā quella sƬ ā di revisionismo nel senso di una versione non equilibrata della storia italiana. Fu vera guerra civile, per dirla con il comunista italiano Aldo Tortorella recentemente intervistato da Walter Veltroni sul Corriere della Sera.
Ripeto. Non buona causa da una parte e cattiva dallāaltra. Per dire, il grande storico dellāarte ed ebreo Paul Kristeller, ha fatto in tempo a testimoniare al nostro giornale ā nellāintervista che gli fece Silvia Kramar a New York poco prima che morisse ā che egli era stato protetto da buoni italiani e in particolare dal Ā«mio amico fascista GentileĀ», ministro dellāIstruzione. Ma non dai comunisti, Ā«i comunisti che assassinarono il mio amico GentileĀ».
E fu talmente una tragedia civile quella del fascismo e dellāantifascismo insieme, che ā come confessò ancora una volta a Tempi lāex comunista di Lotta continua Paolo Mieli ā la storia dei presunti āsilenziā di Pio XII davanti alla Shoah non ĆØ nientāaltro che una leggenda nera coniata dai comunisti per vendetta del Papa che aveva scomunicato i comunisti. TantāĆØ che il dramma teatrale Il Vicario dellāautore tedesco Rolf Hochhuth, rappresentato per la prima volta in Germania nel 1963, nasce proprio negli ambienti della intellighentsia comunista, appunto come Hochhuth, diligente allievo del premio Stalin per la pace, Bertolt Brecht. TantāĆØ che, due anni dopo la prima berlinese allāepoca in cui Berlino era divisa dal Muro elevato dai comunisti della Ddr, nel 1965 la piĆØce teatrale calunniosa di papa Pacelli viene allestita a Roma dal regista Gian Maria VolontĆ©, intellettuale organico al Partito comunista italiano.
E chi fu tra lāaltro, oltre che un indubbio grande attore e regista, Gian Maria VolontĆ©? Fu un militante, tesserato e consigliere comunale del Pci a Roma nellāanno 1975. Fu lāorganizzatore della fuga allāestero di Oreste Scalzone e di altri militanti dellāestrema sinistra inseguiti da provvedimenti della magistratura per reati di terrorismo. E fu colui il quale materialmente, caricandoli sulla propria barca a vela, trasportò al sicuro in Francia Scalzone e compagni.
Dāaltra parte, fu lo stesso Scalzone, sul finire degli anni Novanta, ancora dallāesilio parigino, che condividendo un pezzo di strada con Tempi, si mise a raccontarci in una rubrica di āmemorieā la famigliaritĆ ideologica ā e non solo ā tra Pci e Ā«i figli cresciuti nel cortile di casaĀ». Fino a incrociare ā come lo chiama Scalzone ā Ā«citizen ScalfariĀ», fondatore e direttore della Repubblica. Quotidiano che visse ipocritamente sul filo di un manifesto di ripugnante ignavia, sottoscritto dal Umberto Eco e da decine di intellettuali suoi colleghi comunisti (manifesto dal titolo eloquente: āNeā con lo Stato, neā con le Brā). Quotidiano che visse, fondatore e direttore ācitizen Scalfariā, tra il 1977 e il 1978, in stretto connubio con gli emissari delle Br (mai dimenticare lāelogio della Ā«geometrica potenza di fuocoĀ» scritto dal āmaestroā dellāAutop al Sud, Franco Piperno, poi latitante in Canada, sulle colonne dellāaltro organo scalfariano, il settimanale LāEspresso, in esaltazione dellāazione del commando stragista e assassino di Aldo Moro). E al tempo stesso, sia vivendo sul filo della ignavia dei suoi amici intellettuali, sia nella ruffianeria codina dei suoi cronisti a tu per tu con gli emissari delle Br, ācitizen Scalfariā riuscƬ nel capolavoro di schierare Repubblica sul āfronte della intransigenzaā imposta dal Pci (e dal ministro degli interni Dc Francesco Cossiga, che infatti ne uscirĆ provato fino alla depressione gravissima, per poi passare alla storia quale presidente della Repubblica āpicconatoreā) nonostante la trattativa proposta dalle Brigate eosse e auspicata perfino da papa Paolo VI, oltre che dai socialisti di Bettino Craxi.
A 75 anni dalla uccisione di Benito Mussolini, la veritĆ ĆØ che la storia dāItalia scritta dai vincitori rimane intrisa di menzogna. Menzogna che, come il pesce andato a male, puzza dalla testa. A cominciare dalle circostanze dellāassassinio del Duce e della sua compagna Claretta Petacci, i cui corpi furono fatti spettacolo immondo a piazzale Loreto.
SarĆ interessante vedere dal Cielo il film ĆØ i libri dei posteri che sputtaneranno la massa di mentitori ancora in minima parte viventi che non soltanto hanno falsificato la storia. Ma hanno insegnato ai propri figli, nelle scuole e nelle universitĆ , la menzogna che li ha resi ciechi e violenti di ideologia comunista tramandata fino ad oggi da una certa sinistra e dal Pd non di Carofiglio.
Tutti i cosiddetti mostri sacri della storiografia della resistenza vengono dal comunismo e relativi satelliti (vedi alla voce āazionisti torinesiā). Fatta eccezione quasi soltanto per Renzo De Felice e di Augusto Del Noce. Storici e filosofi che infatti furono massacrati in vita per le loro supposte tesi ārevisionisteā. Che tradotto dal comunista significa: āGuai a te se ti permetti di mettere in discussione i dogmi dellāAnpiā. Come capita ai libri di Giampaolo Pansa. E alle persone come Pansa che, letteralmente, devono ancora oggi farsi scortare dai carabinieri per tenere una conferenza o la presentazione di un libro in qualunque scuola e universitĆ dello Stato italiano.
E poi dite che lāItalia non riesce a ripartire con tutto il piombo exneopost nelle ali e nella testa? Ma il padre del comunista Gian Maria VolontĆ© era stato fascista. Norberto Bobbio era stato fascista (ed ĆØ stato zitto finchĆ© poco prima di morire Pietrangelo Buttafuoco lo convinse a vuotare il sacco). Il fondatore di Repubblica ĆØ stato fascista. Il grande mito della Resistenza antifascista Giorgio Bocca ĆØ stato fascista. Il premio Nobel Dario Fo ĆØ stato fascista. Vogliamo sul serio fare un bellāelenco e poi parlarne su Repubblica o dove volete voi? PoichĆ© al 90 per cento gli intellettuali, gli artisti, gli scrittori, gli storici, i professoroni, i Corrieri della Sera⦠furono fascisti sotto il fascismo. Antifascisti sempre (dopo lā8 settembre). E comunisti italiani nel continuare la pulsione fascista con altri mezzi, più potenti e più subdoli. Da 75 anni a questa parte.
Foto Ansa
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