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La Cina condanna Bo Xilai. Il «degno figlio del Partito comunista» è troppo maoista

ottobre 1, 2012 Leone Grotti

È arrivato il turno di Bo Xilai (nella foto). L’ex potentissimo segretario del Partito comunista di Chongqing, cittadina cinese da 30 milioni di abitanti, e candidato ad entrare a novembre nel Comitato centrale del Politburo del Partito comunista cinese, il vero organo decisionale della seconda potenza economica del mondo, è stato espulso dal Partito e ora verrà condannato per corruzione, abuso di potere, tangenti, reati sessuali e favoreggiamento in quello che rappresenta il più grande scandalo politico della Cina comunista degli ultimi 30 anni.

L’OMICIDIO DI HEYWOOD. Di recente, sono stati processati sua moglie Gu Kailai, condannata a morte con sospensione della pena per avere avvelenato il faccendiere britannico Neil Heywood, e il braccio destro di Bo Wang Lijun, che sapendo troppe cose e temendo ritorsioni, aveva provato a rifugiarsi all’ambasciata americana: invano, è stato condannato a “soli” 15 anni di galera perché, pentito, ha riconosciuto i suoi errori.

IL MAOISTA EPURATO. Ora è il momento di Bo, il dirigente di Partito che si era contraddistinto per una politica populista, per i poveri e contro le mafie (“cantare canzoni rosse, colpire alla cieca”), che inneggiava al maoismo. Sperava così di ottenere un posto nel centro del potere comunista cinese e invece è stato epurato. Ma questo non è certo un trionfo della giustizia perché se Bo non fosse diventato troppo ingombrante per il Partito e se il suo vice Wang Lijun non si fosse rifugiato all’ambasciata americana, la giustizia non avrebbe mai punito un dirigente comunista l’omicidio di Heywood, ritenendolo un peccatuccio trascurabile. C’è anche chi si chiede perché Bo Xilai è stato scoperto solo ora, dopo che per 20 anni si è macchiato di delitti e corruzione.

«BO È IL DEGNO FIGLIO DEL COMUNISMO». Bo Xilai, però, come ricorda in un articolo tradotto da AsiaNews Bao Tong – statista da decenni agli arresti domiciliari perché critico del massacro di Piazza Tiananmen – «non è un figlio indegno del Partito comunista cinese», non è una pecora nera. Non lo è perché ha agito come Mao Zedong, cioè «da fuorilegge»: «Bo Xilai è solo un buon discepolo di questi antenati: (…) è la quintessenza dei figli del Partito». Continua Bao Tong: «Dal punto di vista dei leader del Partito, cantare canti rivoluzionari significa rispettare solo il Partito e perseguire la criminalità organizzata è schiacciare il dissenso».

A NOVEMBRE L’ATTESISSIMO CONGRESSO. Ora che è stato epurato, la corrente dei “principini” (princelings), figli dei grandi dirigenti maoisti del passato, e quella della Lega dei giovani comunisti, guidata dall’attuale presidente Hu Jintao, si possono contendere i nove, o più probabilmente sette, posti nel gotha comunista, che verranno nominati al 18esimo Congresso nazionale del Partito comunista, che comincerà l’8 novembre. Chi fin da ora si augura che la Quinta generazione di leader comunisti farà più spazio alla democrazia di quanto ne abbiano lasciato Hu Jintao e Wen Jiabao, però, rimarrà deluso. Come recita un articolo uscito oggi su Qiu Shi, magazine ufficiale del Comitato centrale del Partito, la «Cina deve sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi, l’unico sistema che può risolvere i problemi che riguardano lo sviluppo e il progresso della Cina contemporanea».

DITTATURA E CORRUZIONE. Inutile dire quali siano queste “caratteristiche” : la dittatura di un unico partito, i cui vertici nominati internamente escludendo il popolo sono anche i vertici del governo del paese, che persegue la «stabilità» attraverso la repressione del dissenso e lo «sviluppo economico» attraverso il dirigismo e la corruzione. Proprio come faceva Bo Xilai, proprio come fa il Partito comunista cinese.

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