Aborto, eutanasia, libertà educativa e religiosa. Leone XIV invita la Spagna e il mondo ad «alzare lo sguardo»

Di Giancarlo Giojelli
09 Giugno 2026
Il Papa in Parlamento a Madrid interviene con un giudizio chiaro sui temi che più fanno discutere, chiede di tutelare la famiglia e il segreto confessionale e fa un appello all'unità per affrontare la sfida dei migranti
Papa Leone XIV, al centro di spalle, riceve la standing ovation da parte dei memebri del Parlamento spagnolo dopo il suo discorso alle Cortes generales. Madrid, 8 giugno 2026
Papa Leone XIV, al centro di spalle, riceve la standing ovation da parte dei memebri del Parlamento spagnolo dopo il suo discorso alle Cortes generales. Madrid, 8 giugno 2026 (foto Ansa)

Madrid. Papa Leone parla alle Cortes generales, il Parlamento spagnolo riunito in un momento di forte tensione politica per via delle accuse contro esponenti della famiglia e del partito del premier, il socialista Pedro Sánchez. Parla alla Spagna, il Papa, il cui discorso è stato seguito da una standing ovation di oltre cinque minuti, ma guarda al mondo e all’Europa.

Coglie i momenti in cui vede minacciata la dignità della vita e la libertà, tutta la libertà, a partire da quella che definisce «una questione fondamentale per ogni società veramente democratica: la libertà di pensiero, di coscienza, di religione che tutela la sfera più intima della persona. La libertà su cui si fonda lo Stato contemporaneo, se è autentica, riconosce la dimensione religiosa dell’essere umano, la rispetta e la tutela giuridicamente», ha detto riferendosi implicitamente alla proposta del Psoe di abrogare l’articolo 525 del Codice penale che punisce la derisione di dogmi e credenze religiose nel nome della libertà d’espressione.

Poi Prevost entra nel merito del segreto confessionale: «In questa prospettiva il sigillo sacramentale della Confessione riveste una importanza speciale per la Chiesa cattolica», e aggiunge che tutelarlo «significa preservare uno spazio sacro di libertà interiore». Una preoccupazione evidente di fronte alla possibilità di leggi – già proposte in alcuni paesi occidentali – che violino il più sacro degli spazi tra l’uomo e Dio.

La tutela della vita «dal concepimento fino al naturale tramonto»

Altrettanto evidente nel discorso la preoccupazione per leggi che riducano il valore della vita. «Ogni vita umana deve essere riconosciuta dal concepimento fino al naturale tramonto, in ogni circostanza» e non può mai essere ridotta ai «consensi sociali mutevoli». Così il fondamento della società, la famiglia, deve essere tutelata perché là dove è sostenuta si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale della nazione. In famiglia «si impara la grammatica elementare della convivenza» e per questo «occorre rispettare il diritto dei genitori di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose».

Leone invita tutti i parlamentari ad alzare lo sguardo, al lucernario che illumina i dipinti che ritraggono scene del Vangelo e del Decalogo, a ricordare che la libertà moderna è stata preparata da una educazione della coscienza segnata dalla tradizione religiosa. Un discorso in cui il Papa ha ben presente la distinzione tra ordinamento politico, giuridico e religioso. «Vi invito quindi ad alzare lo sguardo», dice Leone, «non per allontanarsi dalla realtà ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne ed ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire. Poiché l’altezza di vedute consiste proprio nel guardare con maggior profondità a ciò che è in gioco in ogni decisione pubblica. Per questo, accanto alle risposte tecniche e alle forme legislative, è necessario anche un rinnovamento morale». 

Il bene comune e la dignità umana

Il Papa è venuto a ricordare che il bene comune non è solo la somma di interessi particolari ma si fonda sulla «forma sociale della dignità umana».  Che proprio dalla tradizione cristiana «i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana deve essere trattata come una merce». 

In questo cammino la Chiesa accompagna l’umanità intera, «ne condivide le speranze e le ferite e quando si rivolge alla vita pubblica lo fa nel rispetto dell’autonomia delle realtà terrene e sapendo distinguere tra comunità ecclesiale e comunità politica», assumendosi proprio per questo la responsabilità di «offrire una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ciò che rende veramente umana la convivenza». Lo sguardo del Papa abbraccia la storia e il percorso della terra spagnola, intriso di una grande ricchezza culturale, spirituale e giuridica ma anche da laceranti conflitti, la cui eco non si è affatto spenta. 

Papa Leone XIV durante il suo discorso alle Cortes Generales a Madrid
Papa Leone XIV durante il suo discorso alle Cortes Generales a Madrid (foto Ansa)

La “magnifica umanità” e l’intelligenza artificiale

Non c’è nulla di astratto nelle parole che il Papa rivolge al Parlamento spagnolo: nel mondo globale nessun aspetto del progresso, della tecnologia, della economia può prescindere dalla “magnifica umanità”. E nella sua grandezza e nel rispetto della sua dignità viene assunto ogni aspetto della vita: «Quale futuro», chiede il Papa, «possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una società che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?». La difesa della vita «è una meta di civiltà», non una questione «di interesse particolare o confessionale».

La ricerca di soluzioni condivise e pacifiche in un momento in cui sembra prevalere la logica del conflitto e dello scontro funzionale al profitto, la guerra e il traffico di esseri umani sono tutti volti di un mondo che ha perso il cuore e riduce l’uomo a merce, ha detto Prevost.

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Leone XIV al Parlamento in Spagna: nessuna nazione può agire da sola

La difesa della libertà religiosa, della libertà educativa delle famiglie, del segreto confessionale: sono punti fermi che il Pontefice sembra veder minacciati dalla nuova precaria quanto gelida morale che si basa solo sugli algoritmi e l’intelligenza artificiale che non può conoscere la ricchezza dell’Incontro. 

Di fronte alla globalizzazione del mondo nessuna nazione può agire da sola, dice il Papa, e indica la strada tracciata – anche se non percorsa a sufficienza – dal motto dell’Unione Europea, in varietate concordia: la concordia, l’unità dei cuori, concetto caro al Papa agostiniano che nel suo stemma ha il cuore trafitto di Gesù. Quel Gesù che nella prima giornata a Madrid ha voluto portare nel Sacramento in processione lungo le strade della società civile, nella celebrazione del Corpus Domini. Un milione e mezzo di persone lo hanno seguito alzando lo sguardo, accogliendo l’invito ad alzar la mirada. «Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio», ha detto il Papa, «quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo».

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