Leone XIV: «La fede passa da un incontro, non annacquiamone i contenuti»
La promulgazione della prima enciclica di Leone XIV, lunedì scorso, quella Magnifica Humanitas di cui si sta parlando da giorni, ha comprensibilmente incentrato tutte le attenzioni mediatiche sullo storico documento «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Nel frattempo il Pontefice continua a parlare, e lo fa come sempre con parole chiare e un giudizio netto. Significativo ad esempio è stato il discorso che papa Prevost ha fatto giovedì mattina ai partecipanti alla sessione plenaria del dicastero per l’Evangelizzazione, di cui vale la pena riportare ampi stralci.
Leone XIV: «Il mondo ha sete di speranza»
«In tutto il mondo la speranza è diventata la protagonista nella vita cristiana», ha detto Leone riferendosi al Giubileo della Speranza del 2025. «L’insistenza che è stata posta sulla “sorella più piccola”, che, quasi senza darlo a vedere, trascina le due maggiori, la fede e la carità, ha bisogno di essere ancora annunciata e vissuta con intensità e convinzione. Il mondo ha più che mai sete di speranza. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una città degna di figli di Dio non solo è possibile ma reale, perché intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori. Non interrompiamo, dunque, questo annuncio […].
L’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali; solo così la fede stessa viene riscoperta sempre di nuovo nella sua bellezza ed esprime al meglio la sua credibilità. L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non è una proposta utopica: è una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all’amore e alla verità.
Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non più rilevante per la propria vita. Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza.
«L’incontro con Cristo dà pienezza di significato alla vita»
Anche in tale contesto, l’incontro con Cristo è in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone, e la Chiesa riscopre la perenne attualità del mandato che ha ricevuto dal Signore risorto. Nessuno può sostituirsi ad essa in questa missione, tanto urgente quanto necessaria per assicurare fondamenta affidabili al futuro dell’umanità, perché sia un futuro di pace, di giustizia, di libertà, di fraternità. […]
Grande attenzione merita la forte richiesta di spiritualità che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si è espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani. La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici. […] L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si può ricevere in qualche momento. Ciò che rimane essenziale è piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita.
L’importanza di comunità, associazioni e movimenti
L’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si è pressoché interrotta, e ciò richiede la capacità di farsi carico di nuove sfide. Le cause di tale situazione sono conosciute e molteplici; ciò che ne risulta è comunque, nelle giovani generazioni, una “povertà” spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libertà quell’adesione di fede che dà senso alla vita.
Grazie a Dio sono numerose e varie, in tutto il mondo, le esperienze mediante le quali le comunità cristiane, le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali incontrano i giovani, li ascoltano e dialogano con loro. Il clima culturale diffuso nelle società ipermediatiche e consumistiche riduce la capacità di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verità, con perseveranza e senso critico. Ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante.
La trasmissione della fede, in tale contesto, passa necessariamente attraverso l’incontro con persone e comunità che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita evangelico. Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio “la via, la verità e la vita” che ha convertito e santificato tante persone.
«Uomini che rendano Dio credibile in questo mondo»
Come affermava Benedetto XVI: «Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini» (L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Siena 2005, 63-64). La santità della vita, pertanto, rimane sempre la forma più convincente della bellezza della fede cristiana che supera i tempi e si propone ad ogni cultura.
Vorrei anche dirvi una parola riguardo alla catechesi, che qualifica in modo determinante la vita della Chiesa nel suo impegno formativo e di trasmissione della fede. Un’attenzione peculiare è dovuta nei confronti dei catecumeni, che in numero sempre più significativo chiedono il Battesimo. Il gioioso servizio della comunità nell’accogliere e accompagnare i catecumeni non può concludersi con la celebrazione del Sacramento. Altrettanta responsabilità richiede il compito successivo, quello cioè di offrire un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa». […]
Il discorso integrale di Leone XIV si può leggere qui.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!