Ventitré anni, incensurato, ragazzo normale, educato. E terrorista

L’estraneità uccide rendendosi testimonianza nella confusione. Serve qualcuno che parli chiaro nella Babele 2015

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Male supremo, l’estraneità uccide. Ed è così stridente, l’estraneità, con le belle e solidali parole che disarticolano l’esperienza coprendo con un cellophane di diritti e tenerume al marzapane il villaggio globale, che la violenza cresce al crescere della confusione, misura della distanza che c’è tra l’essere reale e la predica sul come l’essere reale dovrebbe essere. L’Isis, ad esempio, estraneità per eccellenza, sfrutta il guazzabuglio di immagini e chiacchiere della comunicazione per portare un messaggio chiaro, crudele e totalitario, ma chiaro. Nel loro piccolo, gli estraniati “normali” seguono l’impronta. Infatti cosa dicono le cronache di Dylann Storm Roof, “il killer di Charleston”? Ventun anni, si è fatto missionario del razzismo ed è rimasto in chiesa per un’ora prima di ricaricare ben cinque volte l’arma con cui ha ucciso nove persone che erano in chiesa con lui.

Voleva uccidersi, ha esaurito i proiettili, si è fatto prendere, ha lo sguardo del morto e non gli importa nulla della pena di morte che lo aspetta. E chi era Seifeddine Rezgui, il giovane tunisino che va in spiaggia, apre l’ombrellone che nasconde il kalashnikov, scarta gli impiegati del resort, crivella 37 turisti, torna sui suoi passi con aria da morto che cammina e corre in strada a farsi ammazzare? Ventitré anni, incensurato, lo raccontano come «un ragazzo normale, alla mano, educato», studiava ingegneria informatica, abitava con tre compagni di studi, un passato di breakdancer e un presente in moschea.

L’estraneità uccide rendendosi testimonianza nella confusione. Torre di Babele anno 2015. Come procedono i lavori? Come in un racconto della Midrash ebraica. «L’unica pausa dei costruttori aveva luogo in cima alla torre, dove prima di attaccare la discesa i portatori di mattoni si fermavano a cementarli con la calce e a lanciare nugoli di frecce contro il cielo, facendo bene attenzione a non guardare mai verso terra per paura delle vertigini». È l’immagine più chiara del cosiddetto “Progresso”. Un andare senza ragione e senza interesse per la verità che genera confusione, estraneità, violenza cieca. Infatti, «guardali! – dice l’angelo presso Dio – Sono arrivati tanto in alto che non riescono a guardare il panorama».

Tal che ci vorrebbe chi dice “no”. Come il cristiano. Nemico del “padrone del mondo” e nemico del terrore, del perbenista e del rivoluzionario. Poiché il cristiano è l’anti-estraneità, è il “‘Tu’ (o dell’amicizia)”, è la trasformazione del quotidiano in eroico e dell’eroico in quotidiano.

A meno che il cristiano divenga un borghese. Cioè un alleato della confusione in cui regna l’estraneità (Obama, per dire, è un metodista devoto). Testimonianza è infatti come pulisci il sedere al tuo bebè nell’intimità della tua casa ma è anche mettersi in piazza a difendere il tuo bebè. Infatti, a cosa serve fare figli se poi non ti preoccupi della loro educazione? Per dire, Barack Obama è un cristiano, due figlie, costruttore di Babele.

Foto Ansa