Veilleurs debout, le “giovani statue” che protestano contro le nozze gay. «Piuttosto morire in piedi che vivere in ginocchio» [link url=https://www.tempi.it/videogallery/veilleurs-debout-la-strasbourgeoise#.UdLJXj5Ort4]Video[/link]

In silenzio giorno e notte davanti ai palazzi del potere per opporsi alla legge sul matrimonio omosessuale. Solo intonando “la Strasburghese”, canto militare patriottico francese

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Da una settimana i veri protagonisti delle piazze di Parigi non sono i turisti americani o gli artisti di strada, ma semplici ragazzi uguali a tanti altri che stanno in piedi e in silenzio giorno e notte come delle statue (li vedete a lato nella foto di Michel Constantin). I passanti si chiedono cosa succede, ma nessun giornale e nessuna televisione francese parla di questo fatto. Invece su Facebook o su Twitter siamo bombardati da centinaia di account e di post: sono i #veilleursdebout e sono dappertutto: a Place Vendôme, davanti al Palazzo di Giustizia, sul marciapiede di fronte all’Eliseo, in Place de la République, a Lione, Tolone, Reims, in tutta la Francia e anche in Europa.
Si pongono infatti nel solco delle proteste della Manifestation pour tous contro la legge Taubira, ma manifestano anche per la condanna di uno di loro, il 23enne Nicolas punito per “ribellione e rifiuto di prelievo” da parte della polizia a quattro mesi di prigione, di cui due obbligatoriamente in carcere, e a 1000 euro di multa. Difendono Nicolas perché «non lasceremo mai che un uomo venga imprigionato per un ideale».

L’IMPOSSIBILE. I veilleurs sono sempre là, in piedi, silenziosi, immobili. Come le statue dei re sulla facciata di Notre-Dame. È il silenzio assoluto. Ogni tanto cantano. Leggono, pregano, studiano, di giorno e di notte, si danno il turno e qualche loro amico o qualche bambino porta loro da mangiare.
Sono soprattutto giovani studenti, ma sono anche madri, uomini d’affari, sono le sentinelle della libertà della Francia. Per questo vogliono stare in piedi “debout”: non si è mai vista una sentinella seduta. Vogliono vegliare: non si è mai vista una sentinella addormentata. Il loro motto è la frase di Camus: «Piuttosto morire in piedi che vivere in ginocchio».
Sembra una modalità di protesta inutile, senza cartelli, senza slogan, senza urli e violenze. Ma tutti i passanti vengono colpiti da quel che accade: tutti si chiedono cosa succede, qualcuno li insulta, qualcuno li sprona a continuare, ma nessuno ne rimane indifferente. È la potenza della presenza.
Ecco allora che citano anche Mark Twain: «Non sapevano che era impossibile e allora lo hanno fatto».

FORZA IDEALE. Un ragazzo ad esempio a place Vendôme ha vegliato in piedi per più di 11 ore, solo, davanti al ministero, imprigionato dalle barriere poste dalla polizia: se si fosse allontanato, non avrebbe potuto tornare più in quel posto. Questi ragazzi inermi vengono sempre circondati dai gendarmi in assetto da guerra perché vogliono obbligarli a ritirarsi per la paura di essere picchiati o imprigionati. Spopola in rete il video di alcuni veilleurs che alle 5 del mattino, distrutti dopo una notte in piedi, intonano a più voci “la Strasburghese” canto militare che esalta il patriottismo francese. Il canto parla della guerra franco-prussiana del 1870: una bambina è sola al freddo e al gelo. Ha appena perduto suo padre, caduto in battaglia, poi sua madre «pregando sotto questa cattedrale / mia madre è morta sotto questo portico crollato» e rifiuta l’elemosina di un soldato nemico; dice che il suo cuore resterà per sempre francese: «Avete avuto l’Alsazia e la Lorena / ma il mio piccolo cuore non l’avrete mai, / il mio piccolo cuore resterà sempre francese».
Jean, giovane dentista, ci racconta: «C’è un parallelo emozionale con quel che viviamo: non siamo in guerra, ma abbiamo un combattimento bello e buono (ideologico, lungo e difficile). Ci sentiamo talmente piccoli di fronte all’enorme macchina governativa e mediatica che ci disprezza, ci ignora, disinforma la Francia. Ci sentiamo fragili come questa piccola bambina, ma anche potenti come lei per la sua resistenza totale. Il canto è stato cantato per la prima volta quando i gendarmi hanno espulso un gruppo di veilleurs che si erano messi di fronte all’Eliseo. Ma è quando siamo più stanchi che sentiamo tutta la nostra forza ideale».

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