Uno si fa un mazzo così per Eluana, Ilva, carceri, Legge 40. E poi – zac! – arriva il giudice sbarazzino

L’ultimo caso è quello della Cassazione che ha deciso che si può affidare un figlio a due lesbiche. Ma, in Italia, vale su tutto. Ecco perché la riforma della giustizia è la più importante

La sentenza n. 601 della Suprema Corte di Cassazione ha confermato l’affidamento esclusivo di un bimbo alla madre convivente con un’altra donna. Il padre del bambino reclamava l’affido per sé, contestando «l’idoneità sotto il profilo educativo della famiglia composta da due donne legate da una relazione omosessuale» in cui il minore era stato inserito.
I giudici hanno respinto il ricorso paterno affermando che «alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza», ma solo «il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». In tal modo, dice la Suprema Corte, «si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino»

Dunque, anche in Italia viene rimosso l’ostacolo all’adozione di bambini da parte delle coppie gay. La Cassazione rappresenta infatti il vertice della giurisdizione ordinaria. La sua funzione è quella di orientare la giurisprudenza. Assicurando, tra l’altro, «l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale». Questa sentenza perciò farà “scuola”.
Ora, qualunque opinione si abbia pro o contro le adozioni gay, non è singolare che, ancora una volta, si debba registrare la prevalenza e lo sconfinamento del potere giudiziario rispetto a Governo e Parlamento ai quali la Costituzione italiana attribuisce la prerogativa di legiferare?
Di fatto, in Italia giudici governano e legiferano più del Governo e Parlamento. Possono modificare le leggi a loro piacimento, aggirando così la Costituzione. È successo con la Legge 40, dove un referendum popolare ha incontrato l’insormontabile opposizione nelle sentenze di giudici ordinari. Ed è successo con Eluana Englaro, dove l’interpretazione di una corte di Milano ha anticipato di fatto le linee di una legge sul fine vita sbilanciata sull’eutanasia.

Si dirà, il metodo giudiziario applicato ai temi cosiddetti “eticamente sensibili”, è analogo a quello che viene applicato per condannare gli scienziati che non sono profeti (caso L’Aquila). Per le relazioni industriali che non sono corrette secondo la Fiom (caso Pomigliano). Per gli atti di Governo che provano a salvare migliaia di posti di lavoro e, al tempo stesso, difendere ambiente e salute (caso Ilva – decreto del Governo impugnato dalla procura di Taranto).
Dopo di che, andiamo a dire agli investitori stranieri che siamo uno Paese affidabile e un stato di diritto (caso carceri). Dove esiste nelle democrazie occidentali un potere giudiziario tanto soverchiante gli altri? Dove esiste in Europa un’attività giudiziaria che si sostituisce ai rappresentanti del popolo e che ha creato le condizioni perché i politici siano sistematicamente sotto lo scacco di magistrati (che poi magari si candidano a prendere il posto dei politici)?

Siamo in campagna elettorale. Ma rischiamo di nuovo di eleggere un Parlamento che sarà nelle condizioni istituzionali di non potere varare un disegno di legge prima di 400-600 giorni. Due anni.
Però abbiamo una giustizia che con dieci milioni di processi penali e civili pendenti, si sostituisce al dibattito pubblico, ai referendum, al Parlamento, al Governo. E dirime i problemi più delicati inerenti la vita intima, profonda, quotidiana, sociale, dei cittadini, con una sentenza. Una.
Dite se, qualunque sia la coalizione che vincerà le prossime elezioni, non è la giustizia la prima riforma che un governo e un’opposizione decente dovrebbero fare. Insieme.