Toccafondi: «La strage dei senegalesi opera di un folle. Firenze non è razzista»

Per il deputato fiorentino del Pdl Gianluca Casseri ha compiuto un gesto criminale e folle, ma «di razzismo si può parlare quando c’è un clima che monta e cresce e si evolve. Questo è stato un fulmine a ciel sereno da condannare, da non sottovalutare ma che esula da una società fiorentina che non vive il razzismo».

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A Firenze Gianluca Casseri, un esaltato neofascista, cinquantenne ragioniere di Pistoia, amante dell’esoterismo e autore di libelli complottisti e antisemiti, ha compiuto una strage nel mezzo del mercato di San Lorenzo, prendendo di mira un gruppo di senegalesi, uccidendone due, ferendone altri tre, uno in maniera grave, per poi togliersi la vita, dopo essere stato circondato dalle forze dell’ordine.
Atto di un pazzo solitario o espressione di ambienti malati di una ideologia colma d’odio per il diverso da sé a difesa della propria razza? Tempi.it l’ha chiesto Gabriele Toccafondi, deputato del PdL, già consigliere comunale a Firenze:
«Un folle. E io starei attento ad enfatizzare la parola “razzista”: a Firenze non ho ricordi fin da bambino di gesti simili. Di razzismo si può parlare quando c’è un clima che monta e cresce e si evolve. Questo è stato un fulmine a ciel sereno da condannare, da non sottovalutare ma che esula da una società fiorentina che non vive il razzismo».

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha dichiarato a Repubblica di temere il proselitismo di gruppi culturali, punti di riferimento dell’estrema destra. Secondo il primo cittadino ciò che è successo si inqudra all’interno di un più ampio problema educativo che attraversa la società.
Bisogna stare attenti alle speculazioni. Renzi non ricorda che questi gesti sono insiti in tutti gli schieramenti che si rifanno ad ambienti estremisti: quando si incita a «10, 100, 1000 Nassirya» si commette un atto vile, come è vile ricordare le Brigate Rosse. C’è un’emergenza educativa, ma bisogna dare un senso a questa affermazione, per non ridurla ad un ovvietà, di fronte ad un gesto, che – ripeto – esce completamente dalla cultura della vita quotidiana dei fiorentini. E non solo è il problema del senso della propria vita: perché si mette su famiglia, perché si lavora, perché si convive con culture differenti. Il rischio è chiudersi in sé, e questo può accadere in qualsiasi territorio e comunità. Anche se…


Anche se…
Ci stiamo dimenticando che il 4 di novembre scorso, una persona è entrata in Curia a Firenze e ha tentato di uccidere l’arcivescovo Giuseppe Betori, ferendo in modo serio il suo segretario. Ora c’è un potenziale assassino che gira ancora in città e questo mi preoccupa.

C’è chi si è premurato di fare il parallelo con Breivik, il killer norvegese, autore della strage in Norvegia.
Non sono passate ancora 24 ore dai fatti fiorentini, non sappiamo cosa è passato per la testa di quest’uomo, mi sembrano commenti precipitosi. 

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