Per le bestie islamiste non valgono né i diritti umani né lo Stato di diritto

Non hanno altro obiettivo che «uccidere quanti più miscredenti possibile». Dalla Siria al Pakistan, dalla Nigeria al Kenya. Con loro non ci può essere alcuna giustificazione pseudo-umanitaria

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Non hanno avuto in Siria la guerra di Obama richiesta dall’Arabia Saudita. Rispondono con le stragi degli innocenti. C’è anche questa interpretazione ai recenti massacri.
Di Nairobi. Dove gli shabab non hanno avuto altro obiettivo che «uccidere quanti più miscredenti possibile».
Di Peshawar. Dove i kamikaze hanno assassinato centinaia di cristiani.
Di Borno. Dove 87 persone sono state trucidate dalle milizie di Boko Haram. «Uccidere quanti più innocenti possibile, in tanti più modi possibili, tanto meglio».

Questa è la parola d’ordine degli imbestiati con cui non si può fare nessun negoziato.
Quindi?
Prima cosa, urge “chiudere il rubinetto”, cioè recidere – anche negli Stati musulmani “moderati”, secondo la linea intrapresa dai generali egiziani – le “teste” e le “scuole” della muta sanguinaria.
Secondo. Ovunque, compreso in Italia, dove si sono visti magistrati colpire i servizi segreti e, in nome del “diritto”, proteggere i predicatori islamisti, mai più mettere sullo stesso piano giuridico terroristi, loro fiancheggiatori e quanti, servizi e forze dell’ordine di uno Stato, si trovassero nell’extrema ratio di dover violare le leggi al fine (dimostrato, ovviamente) di garantire l’incolumità di innocenti.
Terzo. Personaggi alla Assange e quanti in nome di un’idea distorta di “trasparenza” attentano alla sicurezza e segretezza delle comunicazioni – specie tra Stati ed enti diplomatici – diffondendo informazioni “sensibili” o offrendo “sponde” ideologiche agli stragisti, dovrebbero essere considerati attentatori alla pace e alla sicurezza dei popoli. E come tali, al di là di ogni giustificazione pseudo-umanitaria o pseudo-pacifista, perseguiti dalle leggi.

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