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Dopo la chiusura, duemila lavoratori attendono di capire cosa accadrà. Un'azienda molisana vuole riassorbire i 1.312 ex dipendenti, ma c'è il problema dei 650 lavoratori esodati e dei 200 lavoratori dell'indotto che non hanno ancora ricevuto la cassaintegrazione. Intanto una delle aziende si reinventa per sopravvivere.
Sono giorni difficili per il segretario della Fiom. I dirigenti del sindacato minacciano le dimissioni e la base sta migrando soprattutto verso la Cisl. «Con il caso Fiat Landini ha creato il sindacato del "no"» - spiega Fiorenzo Colombo, direttore di Bibliolavoro - «da allora i dirigenti e delegati si sentono in un limbo insostenibile»
Secondo Stefano Colli Lanzi, ad di Gi Group, «dobbiamo superare la dualità del mercato del lavoro e la Fornero si muove nella giusta direzione. Gli ammortizzatori sono positivi e hanno avuto un ruolo importante. E la posizione dei sindacati è comprensibile. Purché si sviluppino politiche attive e flessibilità in uscita».
Domani sindacati e lavoratori si incontrano insieme al ministro Passera. Il segretario Fim-Cisl Giuseppe Terracciano dichiara a Tempi.it: «È indispensabile e urgente un ripensamento e una riorganizzazione di tutto il comparto delle costruzioni navali, per evitarne il definitivo tracollo. La lotta dura e pura è senza prospettive»