Sotto sotto è sempre una questione di soldi. Guardate dove il Barcellona ha messo il nuovo sponsor

Solo 7 anni fa i catalani non avevano loghi sulla maglia, ora saranno i primi a metterne uno sotto la divisa. Perché il tiki taka di Messi e compagni sarà anche divertente, ma costa

Bei tempi quando la camiseta azulgrana era drappo sacro. Sembra fumo negli occhi dei più nostalgici il lancio della nuova sponsorizzazione che ieri il Barcellona ha stretto con la Intel Inside: il logo della multinazionale del computing apparirà sotto le maglie del club catalano, una vera e propria innovazione mai vista nel calcio, visibile unicamente in caso di gol ed esultanza “alla Ravanelli”. I dettagli dell’accordo economico non sono stati diffusi, ma, secondo quanto riporta Forbes, nelle casse del Barça finiranno 5 milioni di dollari all’anno per questa singolare partnership.

I COLORI ERANO SACRI. Sembra di tornare indietro di decenni nel ricordare gli anni in cui il Barcellona giocava senza sponsor sulle sue divise: quei colori, il blu e il rosso, erano il simbolo di una tradizione calcistica che legava la squadra del Camp Nou alla sua terra d’origine la Catalogna, e invalidare quelle strisce con qualsiasi logo commerciale sarebbe stata una blasfemia. Quelle immagini, però, non sono un retaggio polveroso degli anni in bianco e nero, bensì una cartolina vecchia meno di dieci anni: non sono passate neanche 7 stagioni dalla svolta targata La Porta, tanto che possiamo ricordare facilmente i virtuosismi di Ronaldinho, le reti di Eto’o e i colpi di testa di Larsson con quelle divise senza sponsor. All’epoca, a scardinare quel tabù era stata l’idea di associarsi con Unicef, promuovendo così attraverso la popolarità del club le attività benefiche dell’agenzia delle Nazioni Unite a favore dei bambini.

NEL 2010 L’ACCORDO CON LA QATAR FOUNDATION. Poi la filantropia ha ceduto il passo al bisogno di fatturare, fare cassa il più possibile perché il tiki taka di Messi e compagni sarà anche un divertimento, ma costa fior fior di quattrini cui qualcuno deve pensare. Così dal 2010 ecco che l’azulgrana è stato coperto dai marchi della Qatar Foundation, con un accordo della bellezza di 30 milioni di euro annui, e per passare definitivamente dal no-profit al profit, ecco che dalla scorsa estate si è passati alla Qatar Airways, primo sponsor commerciale vero e proprio. «Se non avessimo avuto difficoltà economiche non avremmo firmato il contratto», diceva sconsolato Xavier Faus, il vicepresidente onorario del club. E con l’accordo di ieri di Intel si è conclusa la trasformazione di un club, che da roccaforte di ideali e appartenenza si è trasformata in una Disneyland del pallone. Sempre più costosa.