Siria. I patriarchi cristiani del Medio Oriente chiedono agli Stati Uniti di fermare l’intervento armato

Louis Raphael I Sako: colpire la Siria, «sarebbe come far scoppiare un vulcano». Fouad Twal: leader occidentali non dimentichino «l’aspetto umano nelle loro decisioni». Gregorios III: «promuovere iniziative per la riconciliazione»

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Rinnoviamo l’invito a firmare l’appello contro l’intervento armato e a sostenere la sottoscrizione per la popolazione lanciata dalla Custodia di terra Santa.

Sull’intervento militare in Siria, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, appare titubante. Soprattutto dopo la bocciatura dell’ipotesi di uno “strike” da parte del Parlamento britannico, che priva gli Stati Uniti del sostegno del loro principale alleato, il Regno Unito.
Nel frattempo, in questi giorni, alcuni fra più importanti patriarchi cristiani del Medio Oriente, si sono appellati al presidente degli Stati Uniti e agli altri leader occidentali per fermare l’intervento militare contro il regime di Bashar al Assad.

TWAL: FERMARE L’ATTACCO. Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, ha lanciato ieri un appello alla prudenza per la stabilità del Medio Oriente. Nell’imminenza di un possibile attacco militare americano contro il regime siriano, Twal, in una nota del patriarcato, eleva una «preghiera allo Spirito Santo affinché illumini i cuori di coloro che hanno tra le mani il destino delle popolazioni».
Il patriarca ricorda ai leader occidentali «di non dimenticare l’aspetto umano nelle loro decisioni». «Gli israeliani stanno facendo ressa nei Centri di distribuzione di maschere a gas e gli abitanti del Medio Oriente incominciano a raccogliere viveri e riserve», temendo una escalation della violenza nella regione, osserva Twal. Per quale ragione, si chiede il patriarca latino, l’America ha intenzione di dichiarare una guerra «quando gli esperti dell’Onu non hanno ancora consegnato le conclusioni definitive sulla natura chimica dell’attacco e sull’identità formale dei suoi mandanti?».
«Oggi – prosegue Twal – la regione è ancora in una situazione molto critica» ed è necessario pensare «alle conseguenze di una tale guerra per la Siria e per i Paesi vicini». Che bisogno c’è, si chiede, «di aumentare il numero dei morti oltre i 100 mila?». «Hanno pensato alle mamme, ai bambini, agli innocenti?». «È necessario – ammonisce il patriarca latino – ascoltare tutte queste anime che vivono in Siria e che gridano il loro dolore che dura da più di due anni e mezzo». Twal conclude invitando alla prudenza e augurando «la pace e la sicurezza a tutta questa regione del mondo che ha già troppo sofferto». E conclude: «Come cristiani di Terra Santa ricordiamo nelle nostre preghiere i siriani di cui vediamo tutte le sofferenze quando vengono a rifugiarsi nella nostra diocesi in Giordania».

GREGORIOS III: CONSEGUENZE DISASTROSE. «È giunto il momento di mettere da parte le armi e lavorare insieme per un piano di pace». È l’appello di Gregorios III Laham alla comunità internazionale, riportato dalla fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. Dopo un soggiorno a Damasco, il patriarca greco-melchita condanna il possibile intervento militare americano in Siria: «Una tale azione non potrà che avere conseguenze disastrose – afferma Gregorios III – dobbiamo invece continuare a promuovere iniziative per la riconciliazione».
Nonostante l’infuriare della crisi, afferma il patriarca greco-melchita, «la riconciliazione è ancora una strada percorribile e deve essere in cima alle nostre priorità». Gregorios III esprime le sue perplessità relative agli autori dell’attacco avvenuto il 21 agosto scorso nella periferia della capitale siriana, durante il quale sarebbero state utilizzate armi chimiche. «Chi può dire chi ci sia dietro l’attentato?». Il patriarca greco-melchita conclude spiegando che la situazione nella capitale siriana «è davvero tragica». «Si può essere colpiti da una bomba in qualsiasi momento» e più di un terzo dei cristiani siriani è stato costretto ad abbandonare la propria casa per cercare rifugio all’estero o in altre aree del paese.

SAKO: RISCHIO ESPLOSIONE. L’intervento militare a guida statunitense contro la Siria sarebbe «una sciagura», secondo il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael I Sako: «Sarebbe come far scoppiare un vulcano con un’esplosione destinata a travolgere l’Iraq, il Libano, la Palestina».
Intervistato dall’Agenzia Fides, il Patriarca di Babilonia dei Caldei lancia il suo allarme rispetto alla prospettiva di un attacco americano contro il regime di Assad. Per il capo della più consistente comunità cristiana presente in Iraq, l’eventuale intervento occidentale in Siria richiama l’esperienza vissuta dal suo popolo: «Dopo 10 anni dall’intervento della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” che abbatté Saddam», fa notare Sako, «il nostro Paese ancora è martoriato dalle bombe, dai problemi di sicurezza, dall’instabilità, dalla crisi economica». Inoltre, il caso siriano, secondo il Patriarca caldeo, è ancora più complesso: «L’opposizione a Assad è divisa, i vari gruppi si combattono tra loro, c’è un moltiplicarsi di milizie jiahdiste. Che fine farà quel Paese, dopo?».

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