Siria, nunzio apostolico: «L’appello del Papa è un seme di speranza che sarà apprezzato anche dai musulmani»

Monsignor Mario Zenari commenta l’appello alla pace fatto ieri da papa Francesco: «Le sue parole scuotono le coscienze di tutti, specie di chi ha in mano i destini del mondo»

Rinnoviamo l’invito a firmare l’appello contro l’intervento armato in Siria.

«Le parole del Santo Padre hanno fatto veramente impressione. Senz’altro scuotono le coscienze di tutti, soprattutto di chi ha in mano i destini del mondo e di questo conflitto». Così Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, ha commentato l’appello fatto ieri all’Angelus da papa Francesco, che ha proclamato per sabato 7 settembre una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero. Particolare impressione ha fatto il passaggio in cui papa Bergoglio ha affermato che «c’è un giudizio di Dio e della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire. Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, la guerra chiama la guerra, la violenza chiama la violenza».

«I MUSULMANI APPREZZERANNO». «È un appello che senz’altro porta speranza alla popolazione siriana», continua monsignor Zenari a Radio Vaticana. «L’iniziativa sarà senz’altro apprezzata anche dall’ambiente maggioritario musulmano, perché sappiamo quanto apprezzino la preghiera e il digiuno». Proprio ieri un comunicato dell’università di Al-Azhar, la più importante istituzione del mondo sunnita musulmano, pur stigmatizzando l’uso di armi chimiche, ha «condannato» l’eventuale intervento americano in Siria, affermando che «Obama ha oltrepassato i limiti delle norme internazionale»: l’annuncio è «una minaccia per la Nazione araba e islamica e mette in pericolo la pace e la sicurezza internazionale».

«SEME DI SPERANZA». Secondo il nunzio apostolico in Siria, «questo appello del Papa costituirà senz’altro una luce, un seme di speranza per tutti»: «Qui da noi la tensione è visibile. Basta vedere la persone che mettono insieme quelle poche cose che hanno e cercano di portarsi in qualche Paese qui vicino. Speriamo che non solo dall’ascolto delle parole del Santo Padre, ma anche dalla preghiera e dal digiuno questo dono della pace possa essere salvato o recuperato».