Da tempo hanno già superato il G7 in termini di popolazione e di Pil e fanno incetta di nuovi membri. Adesso i Brics puntano a riformare le istituzioni internazionali per contare di più e ridisegnare a propria immagine (non per forza liberale) il “solito” ordine mondiale
Alcuni dei capi di Stato e di governo intervenuti al vertice Brics di KazaRamaphosa (Sudafrica), Xi Jinping (Cina), Vladimir Putin (Russia), Narendra Modi (India), Mohamed bin Zayed (Emirati Arabi), Masoud Pezeshkian, Narendra Modi (India), Mohamed bin Zayed (Emirati Arabi), Masoud Pezeshkian (Iran) - (foto Ansa)
La rilevanza dei paesi Brics non sta nel fatto che la loro popolazione è superiore a quella dei paesi del G7 o che la somma dei loro Pil, calcolata sulla base della parità del potere di acquisto, ha già sorpassato da alcuni anni quella dei Sette Grandi, ma nelle ambizioni politiche che la loro associazione incarna: aumentare la cooperazione fra le economie emergenti, e soprattutto riformare dalla testa ai piedi le attuali istituzioni multilaterali a vantaggio dei paesi in via di sviluppo, sottraendo influenza ai paesi occidentali.
Per fare queste due cose, hanno costituito alcune realtà parallele alle organizzazioni multilaterali esistenti. Ma non costituiscono un blocco alternativo all’Occidente né dal punto di vista ideologico, né da quello militare, a motivo del fatto che i paesi aderenti esprimono interessi e valori molto diversi, a volte opposti fra loro. Proprio questo elemento di debolezza è la caratteristica che, paradossalmente, fa dei Brics un possibile modello di cooperazio...
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