Siria. Islamisti bruciano una chiesa e arrestano una ragazza perché non porta il velo

Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante ha dato fuoco alla chiesa armena di Tal Abyad e ha arrestato una giovane ragazza di Raqqa, che ha rifiutato il nuovo imposto codice di abbigliamento

Non si fermano le violenze dei ribelli nella provincia di Raqqa, in Siria. Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), brigata legata ad Al Qaeda che ha trasformato la città di Raqqa in un emirato islamico, ha arrestato una giovane minorenne perché si è rifiutata di vestire l’hijab, velo che copre il capo.

«ABBIGLIAMENTO ACCETTABILE». Dopo la conquista della città, i terroristi islamici hanno distribuito a tutte le ragazze della scuola Hamida Tahira «un abbigliamento accettabile dal punto di vista religioso», l’hijab appunto. Una ragazza però non ha voluto indossarlo e come riporta oggi l’Osservatorio siriano per i diritti umani è stata arrestata.

 CHIESA BRUCIATA. L’Isil ha anche dato fuoco ieri notte alla chiesa armena nella città di Tal Abyad, sempre nella provincia di Raqqa. I miliziani, prima di bruciarla, hanno smontato la croce che campeggiava sulla sommità dell’edificio e l’hanno distrutta. I guerriglieri dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante a fine settembre erano già entrati nella chiesa greco-cattolica di Nostra signora dell’Annunciazione a Raqqa, bruciando tutti i paramenti religiosi.
La stessa cosa è stata fatta nella chiesa cattolico-armena dei martiri, dove hanno anche distrutto la croce che si stagliava sopra la torre e l’hanno rimpiazzata con la loro bandiera che inneggia al jihad. Le due chiese erano state colpite perché facevano suonare le campane a mezzogiorno, durante il richiamo alla preghiera del muezzin.