Sì, anche Greta è un caso di infanzia sfruttata. A fini di eco-tassa

Così la giovane ambientalista svedese viene mandata al massacro per scopi di speculazione economica e politica dagli adulti che dovrebbero proteggerla

Da un paio di giorni sui social network circola un montaggio fotografico che abbina immagini di bambini poveri del Sud del mondo impegnati in spossanti attività lavorative con la foto di un’accigliatissima Greta Thunberg che arringa i delegati del Summit Onu sul clima.

Le didascalie che accompagnano il fotomontaggio variano, ma tutte coincidono in una critica virulenta della sedicenne svedese per aver affermato con aria adirata che i leader politici del mondo intero che non hanno fatto nulla contro i cambiamenti climatici le hanno «rubato l’infanzia».

UN’ACCUSA STRAMPALATA

Di tutte le possibili accuse che una ragazzina svedese può indirizzare ai governi in materia di politiche climatiche, quella di averle rubato l’infanzia è sicuramente la più strampalata. Secondo l’annuale rapporto di Save the Children sulla condizione dell’infanzia nel mondo, la Svezia si colloca al secondo posto (dopo Singapore e prima della Finlandia) nella classifica dei paesi dove i bambini vivono meglio e dispongono delle condizioni ideali per crescere.

In fondo alla classifica troviamo invece molti paesi dell’Africa e dell’Asia, dove si concentra la maggior parte dei 73 milioni di bambini lavoratori fra i 5 e gli 11 anni di età e dei 79 milioni di ragazzi lavoratori fra i 12 e i 17 anni che sono calcolati dalle statistiche internazionali. A questi 152 milioni di minorenni, e non a Greta Thunberg, l’infanzia è stata certamente rubata, non per le deficitarie politiche climatiche dei governi ma a causa di povertà, ingiustizia e sottosviluppo economico.

L’USO DEL BAMBINO

Tuttavia i ripetuti attacchi a Greta Thunberg sui social di tutto il mondo sono da considerarsi deplorevoli, perché nel fotomontaggio diventato virale non bisogna vedere una bambina privilegiata contrapposta a dei coetanei abusati, ma un continuum di sfruttamento dell’infanzia da parte di adulti senza scrupoli. Greta viene mandata, mediaticamente parlando, al massacro per fini di speculazione economica e politica dagli adulti che dovrebbero proteggerla, analogamente a quei bambini che nel Sud del mondo vengono messi alla stanga approfittando della povertà estrema delle loro famiglie e della mancanza di educazione.

Greta Thunberg con Barack Obama

Naturalmente dal punto di vista del benessere le due condizioni non sono paragonabili: pagare il prezzo dell’odio o della irrisione di milioni di utilizzatori del web e delle reazioni di capi di Stato come Emmanuel Macron che la mettono al bando per il suo estremismo in cambio di premi e riconoscimenti internazionali e fantastiche gite attraverso l’Atlantico, è molto meglio che deformarsi la colonna vertebrale trasportando materiali da costruzione o compromettere precocemente la funzionalità di dita e mani in una qualche manifattura. Ma il grado di colpevole responsabilità degli adulti è lo stesso: il bambino viene funzionalizzato a scopi diversi dal suo sviluppo e privato dell’esperienza infantile.

TRAVERSATA A VELA (PIÙ UNO YACHT E MOLTI AEREI)

Nel caso di Greta gli adulti hanno palesemente abdicato alle loro responsabilità di educazione plenaria (maturazione intellettuale, sviluppo affettivo) e di tutela della sua persona, esposta a ferite che potrebbero condizionare la sua vita adulta. Pare che la sindrome di Asperger (che è stata diagnosticata cinque anni fa alla ragazza) attenui la percezione soggettiva delle critiche sociali garantendo una sorta di insensibilità, e questa è una fortuna per Greta. Ma l’incoscienza di chi la espone a queste critiche non sarà mai abbastanza deprecata.

Per non contribuire alle emissioni di Co2 la sedicenne svedese si è recata a New York per il summit sul clima in barca: un sessanta piedi del costo di 3,5 milioni di euro, accompagnata da uno skipper e dal proprietario, che torneranno in Europa in aereo (mentre non è noto come viaggerà Greta per tornare in Svezia dall’America). Secondo l’entourage dello skipper, di nazionalità tedesca, alcune persone voleranno dall’Europa a New York per recuperare la barca a vela e riportarla nel Principato di Monaco. Già all’andata l’equipaggio di tre persone si era riunito a Plymouth arrivando nella vicina Londra con voli aerei. Inoltre per tutto il viaggio dall’Inghilterra a New York i tre eco-navigatori sono stati affiancati da una troupe cine-giornalistica che viaggiava su uno yacht da 77 piedi, spinto da due motori da 750 kw ognuno.

IL COSTO DELL’AMBIENTALISMO

Di fronte a queste performance che coprirebbero di ridicolo chiunque, grande è lo stupore nel constatare che ancora una buona parte dell’opinione pubblica veda nella sedicenne svedese la coraggiosa paladina di una giusta causa, e non una minorenne dei cui entusiasmi e della cui buona fede gli adulti stanno abusando. La spiegazione sta nei meccanismi psicologici che la figura di Greta mette in moto, e che il sistema ha deciso di sfruttare a proprio vantaggio.

Le auspicate politiche di contenimento della temperatura globale sono un affare stimato fra i 50 mila e i 120 mila miliardi di dollari a seconda degli scenari. Si tenga presente che il Pil di tutti i paesi del mondo dovrebbe essere quest’anno, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, di circa 87 mila miliardi dollari. Il punto della questione è: chi pagherà? I paesi emergenti come Cina e India, responsabili delle maggiori e sempre crescenti emissioni odierne, non sono disposti a rallentare il proprio sviluppo e chiedono che a pagare siano coloro che si sono industrializzati in passato grazie allo sfruttamento degli idrocarburi, cioè Europa e America (le cui emissioni da anni stanno diminuendo).

A SPESE DEI PIÙ POVERI

Ma la cosiddetta transizione all’economia sostenibile e l’imposizione di “tasse ecologiche” hanno prodotto effetti politici destabilizzanti: come afferma Enrico Mariutti su Il Sole 24 Ore, alle elezioni presidenziali americane del 2016 gli stati della Rust Belt (Pennsylvania, Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin e Iowa), penalizzati dalle politiche ambientali di Obama che hanno messo in ginocchio il settore minerario e siderurgico, hanno votato per Trump e sono stati decisivi per la sua vittoria finale. In Francia le tasse sul diesel imposte dal governo hanno provocato la protesta spesso violenta dei gilet gialli, in gran parte abitanti delle estreme periferie urbane e degli hinterland costretti a recarsi al lavoro (precario e mal pagato) in auto.

Si sente spesso dire che i cambiamenti climatici penalizzano i popoli più poveri causando siccità e inondazioni, ma è altrettanto vero che le politiche di contenimento dei cambiamenti climatici penalizzano le classi popolari e le classi medie delle società industrializzate, chiamate a pagare il grosso del prezzo della transizione ecologica. Pertanto innescano proteste anti-establishment che si riflettono nel voto o addirittura insurrezioni popolari.

Che fare allora, posto che è virtualmente impossibile ai governi far pagare i più ricchi, i cui capitali non sono per la maggior parte raggiungibili dall’imposizione fiscale? Bisogna piegare la resistenza di poveri e classi medie dei paesi industrializzati, e questo si può fare solo con potenti ricatti psicologici.

QUEL VISINO SEMPRE SOFFERENTE

Il senso di colpa dei genitori verso i figli può senz’altro essere utilizzato per condizionare i comportamenti degli adulti, e Greta è funzionale a questo obiettivo: una ragazza dai tratti fanciulleschi, dall’aria quasi sempre sofferente e dal volto contratto in una perenne smorfia di rimprovero per il futuro che le sarebbe negato dalla trascuratezza dei genitori è quello che ci vuole per fare aprire il portafoglio, per il bene dell’ambiente e per liberare dall’angoscia la figlia di tutti, agli adulti riluttanti.

Il gioco funziona molto più di quanto avrebbe funzionato in passato grazie alle trasformazioni antropologiche che hanno reso dominante il paradigma della pedagogia antiautoritaria di Benjamin Spock, quella che viene incolpata per il fatto che i bambini d’oggi sono diventati piccoli dittatori prepotenti, dispotici, aggressivi, capricciosi, che pretendono di avere tutto e subito. Negli anni Settanta il pediatra americano ammorbidì il suo permissivismo e si corresse, ma ormai era troppo tardi, per il semplice fatto che la corona di re della casa era passata dai genitori ai figli per motivi e trasformazioni sociali che andavano molto al di là delle teorie di uno studioso, il quale ebbe successo proprio perché interpretava lo spirito dei tempi e non perché lo suscitava.

Un infante con un copricapo regale campeggiava sulla copertina del famoso libro Se mi vuoi bene dimmi di no della neuropsichiatra Giuliana Ukmar, che negli anni Novanta rivalutava la pedagogia del “no” avendone sperimentato l’efficacia anche con i piccoli pazienti affetti da autismo: la sindrome di Asperger di Greta fa parte dello spettro autistico…

I SOMARI SIAMO NOI ADULTI

Rientra nella logica del capriccio e del genitore compiacente perché afflitto da sensi di colpa davanti al pargolo triste, arrabbiato e piangente la dinamica degli scioperi studenteschi per il clima che hanno contagiato tutto l’Occidente: come faceva notare un giornalista australiano, i ragazzi che bigiano la scuola per protestare contro l’inazione dei governi di fronte ai cambiamenti climatici che sarebbero il prodotto di un’industrializzazione sconsiderata sono gli stessi che cambiano cellulare una volta all’anno sedotti dalla pubblicità degli smartphone, vestono seguendo i dettami della moda che impone periodici nuovi acquisti anche se l’abbigliamento non è affatto invecchiato, approfittano più volte all’anno dei voli low-cost che permettono di girare il mondo con una frequenza assolutamente sconosciuta alle precedenti generazioni e non sanno fare a meno dell’aria condizionata: attività e stili di consumo che alimentano direttamente quelle emissioni di Co2 per le quali accusano gli adulti.

Da bambini capricciosi del XXI secolo, sono convinti che tutto può andare rapidamente a posto se i grandi smettono di estrarre idrocarburi dal suolo e dal mare e li sostituiscono con energie rinnovabili: che ci vorrà mai? Non hanno la più pallida idea delle complicazioni tecnologiche, sociali, economiche e politiche nelle quali è incartata la transizione all’economia sostenibile e circolare. Non si rendono conto che la maggior parte di loro è venuta al mondo ed è sfuggita all’alta mortalità infantile del passato grazie al modello di sviluppo insostenibile che vorrebbero veder sparire semplicemente mettendosi a strillare come facevano da piccoli: supremo paradosso che gli adulti non hanno loro spiegato e che dovrebbe renderli più umili e pensosi di fronte ai dilemmi della gestione ambientale.

E figuriamoci se qualcuno propone loro di partire dall’inizio, di studiare il concetto di Gestell di Heidegger, il primo che ha colto il moderno spirito della tecnica che è all’origine di tante degenerazioni nel rapporto dell’uomo con la realtà che viviamo oggi – il problema non è il predominio della tecnica, ma il predominio della metafisica della tecnica nel rapporto col reale. E questa è un’altra colpa di cui siamo responsabili noi adulti, da mettere tutti in fila dietro al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti con un cappello da somaro in testa. Lui merita di essere il primo della fila.

Foto Greta Thunberg e Barack Obama: Ansa