Maria Stella e la culla per la vita che sfida la religione dell’utile
Alle 22.48 della notte di sabato 8 agosto una bimba è stata deposta nella culla per la vita di Bologna, presso la comunità delle Suore Minime di Santa Clelia Barberi in via Tambroni all’angolo con via Guidicini. I neonatologi del sant’Orsola hanno informato che la neonata sta bene, le suore hanno proposto per lei il nome di Maria Stella.
Fa caldo anche di notte a ogni latitudine della nostra infuocata penisola e un neonato appena venuto al mondo ha una capacità di termoregolazione ancora fragile. Affidarlo a una culla per la vita significa deporlo in un nido termoregolato, protetto anche ad agosto.
«La bambina era pulita e curata». E tanto basta
Fa sempre bene ricordare che nel caso di un evento simile ci sono sempre almeno due vite da accogliere, non solo quella del neonato deposto, ma anche quella di una madre che, per qualunque motivo, decide di fare un passo di libertà e affidamento. Riconosce che ha bisogno di aiuto per accudire una creatura di cui non può farsi carico, fa il gesto di deporla in uno spazio di cura in cui non è chiesta nessuna giustificazione per la scelta fatta. Le vite sono almeno due, ma non è detto che da queste storie siano per forza esclusi i padri. Dietro lo sportello della culla può esserci una famiglia che non ha i mezzi di sostentamento, può esserci una scelta dispiaciuta e condivisa. Può esserci qualsiasi ferita.
«La bambina era pulita e curata», questo è l’unico dettaglio che sappiamo alle spalle della storia di Maria Stella. E tanto basta.
Il sistema di allarmi di una culla della vita tutela la libertà di chi sceglie di deporre un neonato. L’allarme scatta due minuti dopo che è stata rilevata una presenza nel nido termico. Questo dà il tempo a chi lascia il bimbo di potersi allontanare in perfetto anonimato. Un altro dettaglio dà il senso della libertà di questo gesto: una volta chiuso, lo sportello non può essere più aperto. È una chiusura irrevocabile che dice di una cura altrettanto irrevocabile, chi è dentro è protetto davvero. Neanche le suore possono aprire la culla, solo il personale medico del 118 è deputato a occuparsi del neonato deposto.
«Ne vale sempre la pena». Anche se nessun bimbo viene lasciato
Così è andata anche per Maria Stella che è stata visitata e poi trasportata al vicino ospedale del Sant’Orsola. A chi voglia immedesimarsi nella scena: la culla per la vita di Bologna si trova in un quartiere tranquillo, centrale ma non affollato, di case dai giardini generosi di verde. Quando la culla fu inaugurata nel 2017 qualcuno pensò che nel quartiere fosse stato costruito un asilo nido, l’insegna della cicogna faceva presuppore questo. Da allora c’è stato qualche falso allarme, in nove anni di presenza nessun neonato è stato deposto prima di Maria Stella.
Eppure le suore orientano l’organizzazione del loro tempo in modo da garantire una sorveglianza continua, scegliendo di non lasciare mai incustodita la casa e alternandosi a frequentare esercizi spirituali o altre occasioni in cui la comunità dovrebbe spostarsi insieme. In qualsiasi altro contesto definiremmo sprecata questa dedizione di tempo e impegno.
Il giorno dell’inaugurazione, nel maggio 2017, Matteo Zuppi disse: «Fosse anche per un solo bambino, ne vale comunque e sempre la pena». Si può azzardare una postilla. Dopo nove anni, una bimba è stata deposta nella culla della vita. Ma non è la spunta di validazione del “prodotto”, come a dire: adesso ha un senso, perché è servita a qualcosa.
Serve da quando è stata installata. Serve anche se nessun bimbo viene lasciato. Serve, è a servizio h24.
Lo spreco come criterio di presenza
Il suo servizio sta tutto nello spreco come criterio di presenza. Ed è una doccia fredda per questo nostro mondo inchinato all’idolo di una ponderata gestione delle risorse per espiare le colpe consumistiche. A chi voglia immedesimarsi nella scena, posso lasciare un ricordo personale del luogo. Quando visitai la casa generalizia delle Suore Minime di Santa Clelia Barberi di Bologna nel 2022, mi colpì che ci fossero dei cassonetti proprio a pochi passi dalla culla per la vita. Il corretto smaltimento dei rifiuti ci allena a routine di efficienza sempre più sofisticate, per una condotta impeccabile da bravi cittadini consapevoli.
Ma lo spreco è un mostro cattivo solo quando ci si è rassegnati a lasciare l’umanità in preda alle divinità del profitto, del tornaconto, del vantaggio personale. Maria Stella è figlia del nostro spreco migliore, quello di chi – finalmente – si ricorda che l’accoglienza non è solo un’azione da brave persone altruiste, ma il criterio a fondo perduto che ci ha salvato tante piccole volte, quando abbiamo trovato un boccone gratuito di speranza dentro i nostri giorni.
La preferenza è una cosa seria.
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