Vuoi un figlio? Trova online il tuo sperminator

Di Caterina Giojelli
16 Agosto 2026
Tra superdonatori seriali, deliri eugenetici e ricatti sessuali nelle chat, la penuria di gameti spinge migliaia di donne dall'Australia al Regno Unito nel mercato della procreazione fai-da-te. Dove l'illusione del figlio con un click si schianta contro il Far West biologico
Una schermata di Y Factor, l'app per la donazione di sperma che permette di «trovare il donatore giusto»
Una schermata di Y Factor, l'app per la donazione di sperma che permette di «trovare il donatore giusto»

«Hello, future mamas! I’m your friendly neighborhood seed-spreader. BABY MAKING WITHOUT THE BAGGAGE!». Questo finissimo appello, che invita le donne a fare figli senza troppe complicazioni insieme allo «spargiseme di quartiere», lo ha pubblicato in un gruppo Facebook un donatore statunitense desideroso di aiutare le aspiranti madri australiane. «Qualche donatore biondo, alto almeno 1,83 metri e residente a Melbourne?», chiede subito una utente che preferisce la filiera corta. «Cerchiamo esclusivamente un’AI con documentazione completa degli screening sanitari», precisa una coppia omosessuale di Brisbane. E la specifica AI (Artificial Insemination) non è un dettaglio da poco, visto il proliferare di annunci che offrono la cosiddetta NI (Natural Insemination), vale a dire il rapporto sessuale diretto.

Benvenuti nel Far West delle 23.45 di una domenica sera qualunque, l’ora di punta in cui nei gruppi Facebook australiani dedicati al concepimento fai-da-te compaiono decine di appelli anonimi in cerca di gameti a domicilio. Bastano pochi minuti – come racconta la giornalista di Abc che ha firmato un reportage da questa nuova frontiera della maternità – perché sotto i post inizino ad accalcarsi le risposte di uomini pronti a offrire il proprio materiale biologico, spostando al volo la trattativa nei messaggi privati. A Sydney come a Melbourne il divario tra domanda e offerta non è mai stato così profondo: «Siamo di fronte a un profondo cambiamento sociale», spiegano dalle cliniche per la fertilità. «Oggi è frequentissimo vedere donne che intraprendono questo percorso da sole, così come sono in costante aumento le coppie lesbiche. Sempre più spesso siamo costretti a cercare donatori all’estero».

«Single e lesbiche non hanno bisogno di un medico ma di sperma»

Le norme che vietano l’anonimato dei donatori, unite ai tetti severissimi sul numero di famiglie che un singolo uomo può aiutare, hanno infatti prosciugato le scorte legali. D’altra parte, rivolgersi a una struttura autorizzata è diventato un lusso per pochissimi: una singola fiala costa dai 2.000 ai 3.500 dollari (e non ne basta mai una sola), senza contare le parcelle mediche e i cicli di fecondazione. È così che una massa crescente di donne single e coppie omogenitoriali ha abbandonato il circuito sanitario per rifugiarsi nel mercato informale della rete. I gruppi Facebook “dedicati” si sono moltiplicati: ciascuno raccoglie migliaia di iscritti e mette in contatto diretto chi cerca e chi offre.

Un’autodeterminazione tecnologica che ha trovato una sponda commerciale perfetta nelle nuove applicazioni per smartphone nate per “mettere su famiglia”, come Y Factor. Lanciata in Danimarca da Ole Schou – fondatore di Cryos International, il re mondiale delle banche del seme -, la piattaforma ha sdoganato la fecondazione domestica. Del resto, come ha spiegato al Times la ceo Sofie Hafstrom Kritsotak, «l’intera questione era diventata troppo medicalizzata e burocratizzata anche per un gesto semplice come avere un figlio. Le madri single e le coppie lesbiche non hanno bisogno di un medico: hanno solo bisogno dello sperma». Non a caso, single e coppie lesbiche costituiscono la quasi totalità dell’utenza femminile di Y Factor (rispettivamente il 58 e il 31 per cento).

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«Ho un buon QI. Se volete bambini con un quoziente intellettivo alto, fatemelo sapere»

Ma la pretesa di liquidare la figura paterna con un click e di ridurre l’uomo a un algoritmo riproduttivo si schianta puntualmente contro la realtà. A svelare il lato oscuro di questa “tinderizzazione” del concepimento nel Regno Unito è stata un’inchiesta del Times firmata da Sarah Ditum, contattata da una ventina di uomini a sole 24 ore dall’iscrizione alla piattaforma. Si va da Charlie, 29 anni, che «ama il sollevamento pesi e l’arte» ed è aperto sia alla siringa sia al rapporto sessuale, a Sammy, 27 anni, che sfoggia pretese di pura eugenetica da tastiera: «Ho un QI e un QE elevati, intorno a 123 ogni volta che faccio il test. Se volete bambini con un quoziente intellettivo alto, fatemelo sapere».

Un orgoglioso donatore scozzese di 49 anni – il “Donatore X”, una moglie, due figli, propenso solo all’inseminazione artificiale e incline alla massima trasparenza («Invio la cartella clinica, il fisso di casa, il contatto del mio medico…») – fotografa la fauna dei propri colleghi con netto disprezzo. Molti spingono per la NI, il rapporto non protetto, spacciandolo per più efficace. «Cosa li muove? Il potere», risponde l’uomo. «Potere e controllo. Dico sempre alle donne di stare attente: ci sono individui che mentono sul numero di figli già concepiti o sulle malattie sessualmente trasmissibili. Per me questo è stupro, perché si ottiene il consenso con false premesse». Su Reddit, intanto, i moderatori faticano a contenere i thread fetish in cui spuntano gerghi kink dedicati all’accoppiamento.

Il rischio “Joe Donor”, 180 figli e la pretesa di essere un padre

Le conseguenze della scelta sbagliata, del resto, possono essere devastanti. Se la donazione avviene al di fuori del Servizio Sanitario Britannico o delle cliniche private registrate presso la Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA), e la coppia non è sposata, per la legge il donatore è il padre a tutti gli effetti. «Non è possibile rinunciare alla genitorialità tramite un accordo privato», chiarisce l’avvocato Andrew Powell KC. Lo dimostra la vicenda di Robert Albon, noto come “Joe Donor”, oltre 180 figli all’attivo, che ha trascinato tre madri in tribunale per pretendere il diritto di visita sui bambini. I giudici lo hanno definito un uomo per il quale «i figli sembrano quasi merce da collezionare in giro per il mondo». Albon ha poi perso le cause solo perché percepiva rimborsi in denaro – pratica illegale nel Regno Unito – e violava le norme HFEA.

Lo stesso Donatore X, pur definendosi guidato da puro altruismo e limitandosi al ruolo di “zio” per i nati, a 49 anni supera di gran lunga la soglia raccomandata di 35 anni (oltre la quale la qualità dello sperma cala e aumentano i rischi di malformazioni). Ciononostante, ritiene che le cliniche pongano paletti assurdi, come i limiti di Bmi o i costi esorbitanti. Di contro, per coppie come Calypso Barnum-Bobb e sua moglie Natalie non ci sono state alternative di fronte alle chat delle app: «Provavamo solo disgusto e orrore. L’idea di trovare un bravo donatore tra quelle offerte “naturali” era impossibile». Per avere un figlio sono dovute ricorrere al crowdfunding, spendendo oltre trentamila sterline presso un’agenzia americana regolamentata.

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«Non bevo, non fumo, mangio bio per massimizzare la mia fertilità»

Dall’altra parte del campo c’è chi come Kyle Gordy ne ha fatto uno stile di vita: non beve, non fuma, prende 30 integratori al giorno, mangia solo biologico e beve acqua filtrata. «Tutto ciò che faccio è finalizzato a massimizzare la mia fertilità», dichiara orgoglioso alla Bbc. Statunitense trapiantato in Irlanda, Gordy sostiene di aver generato decine di figli nel mondo e gestisce gruppi Facebook con oltre 40.000 membri, oltre al sito Be Pregnant Now. Per molte donne, sostiene, rappresenta l’unica via d’uscita rispetto alle liste d’attesa di due o tre anni del servizio pubblico o ai preventivi da 10.000 sterline delle cliniche private.

Ma la scorciatoia si paga cara. Lo sa bene Emily (nome di fantasia), che prima di trovare un donatore affidabile ha dovuto districarsi tra centinaia di messaggi espliciti, proposte di prestazioni sessuali e foto sconce inviate da uomini che pretendevano “ricompense” in cambio del proprio materiale biologico. Alla fine, il prezzo più alto di questo limbo deregolamentato lo pagheranno loro, i bambini: nati dal grande mare del web, consci di avere decine di fratellastri sparsi per il pianeta e un padre felice di essersi ridotto a un mero algoritmo di fecondazione a domicilio.

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