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Il talento di Mr. Arday, il professore che non lo era

Di Caterina Giojelli
13 Agosto 2026
Agiografie progressiste, finti paper e mitologie intersezionali. La parabola del più giovane docente nero di Cambridge svela il cinismo di un’accademia che, nell'ossessione di esibire trofei d'inclusione, condanna i suoi stessi beniamini al cortocircuito
Jason Arday, per tre anni professore di Sociologia dell'Educazione a Cambridge
Jason Arday «il più giovane docente nero nella storia dell'ateneo», si è dimesso da professore di Sociologia dell'Educazione a Cambridge (foto dal sito University of Cambridge, Faculty of Education)

Il progressismo ama le agiografie: se poi sfiorano il miracolo, tanto meglio. Jason Arday sembrava il candidato perfetto, il sacro graal dell'inclusione accademica. Nato a Clapham da genitori ghanesi, autistico, muto fino a undici anni e alfabeta - secondo la narrazione ripetuta ad ogni microfono aperto - solo a diciotto. Da lì, una traiettoria da razzo: docente di educazione fisica nel 2016, cattedra di Sociologia dell'educazione a Glasgow nel 2021, approdo trionfale a Cambridge nel marzo 2023. Dove, a trentasette anni, viene celebrato come «più giovane professore nero nella storia dell'ateneo». La cattedrale del sapere britannico lo accoglie come un «celebre sociologo» e uno «studioso di grande prestigio», assunto per la bibliografia, certo ma anche perché «alcuni aspetti della sua storia incarnano le barriere che le persone neurodivergenti, quelle provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati e le minoranze etniche incontrano nel costruire una carriera». La parabola di Jason ...

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