Intervista a Iben Thranholm che imputa sia alla destra di Trump e Orbán sia alla sinistra danese di usare la religione a fini elettorali. «Ma la politica non sa rispondere alla domanda sul perché esistiamo o su cosa renda la vita degna di essere vissuta»
La cappella di Santa Barbara di Llanera, Spagna, trasformata in uno skate park nel 2015. Oggi si chiama “Kaos Temple” (foto Ansa)
«Il progetto di Orbán non era privo di meriti. Dopo quarant’anni di distruzione comunista, gli ungheresi desideravano comprensibilmente ritrovare la propria identità nazionale e un codice morale che distinguesse il giusto dallo sbagliato. Tuttavia, quando la difesa della “cultura cristiana” diventa principalmente un progetto statale imposto dall’alto, rischia di trasformarsi in una politica identitaria che si ammanta della croce. […] Quando i governi tentano di assumersi il ruolo della Chiesa e quando l’identità cristiana diventa un marchio politico anziché un’adesione personale e impegnativa al Signore crocifisso e risorto, il progetto rimane superficiale. Può anche far vincere le elezioni per un certo periodo, ma raramente produce santi».
Sono parole di Iben Thranholm, teologa, giornalista e scrittrice, luterana danese convertita al cattolicesimo, esponente del mondo conservatore reduce da dieci mesi come senior fellow in uno degli istituti accademici creati durante il governo di Vi...
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