Prime tirate d’orecchie per Greta (che attacca tutti tranne la Cina)

La Francia e Macron si sono risentiti per essere stati accusati di “violazione dei diritti umani dei fanciulli” dalla ragazzina svedese

È bastato che Greta Thunberg passasse dalle parole a fatti (o dai «moniti» ai fatti, come scrivono senza esitazione il Fatto quotidiano e perfino la Rai) perché l’ammirazione universale raccolta dalla piccola vedetta ambientalista svedese cominciasse a sgretolarsi. Il presidente francese Emmanuel Macron non ha preso molto bene la “causa” intentata da Greta Thunberg all’Onu nei confronti della Francia per violazione dei diritti dei bambini.

«C’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica. Come osate!» (Greta Thunberg al summit delle Nazioni Unite per il clima, 23 settembre 2019)

PRIMA TIRATA D’ORECCHIE PER GRETA

A pensarci bene, era tutto prevedibile. Se il disastro che ha denunciato l’attivista svedese nel suo «monito» davanti ai grandi del Pianeta è da prendere come oracolo divino – come ha fatto la maggior parte di politici e media – c’è poco da rimanere estasiati. Chi ha la responsabilità di governare dovrebbe iniziare a preoccuparsi. «L’audience è tramortita. Ma non ci sono alternative: non resta che applaudire», raccontava martedì il Corriere della Sera per descrivere il clima al Palazzo di vetro di New York dopo l’arringa di Greta, tuttavia quegli applausi tramortiti erano destinati a spegnersi, era già tutto scritto nelle parole della ragazzina. E così lunedì stesso per la Francia e altri quattro Stati è arrivata l’accusa formale di violazione diritti umani dei minori.

Spiegava l’altroieri per esempio Repubblica:

«Insieme a 15 coetanei, [Greta] ha denunciato cinque Paesi (Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia) per violazione dei suoi diritti umani e della Convenzione sui diritti del fanciullo. “Non hanno usato le loro risorse per prevenire conseguenze mortali e prevedibili”, è scritto nel documento presentato all’Onu. I ragazzi non chiedono risarcimenti monetari, ma un impegno serio per affrontare la crisi».

PERFINO L’ILLUMINATO MACRON SI ARRABBIA

I cinque paesi coinvolti nel procedimento che avrà luogo ­­– se l’accusa di Greta Thunberg sarà presa sul serio dalle Nazioni Unite ­– hanno infatti sottoscritto la Convenzione in questione. «Le nostre case, i luoghi dove si formano le memorie, vengono inghiottite dall’oceano», si è lamentato Carlos Manuel dalle isole Palau (Pacifico meridionale) alla conferenza stampa di presentazione della denuncia.

Con tutta la possibile buona disposizione d’animo verso Greta, le isole del Pacifico e gli scioperi scolastici dei Fridays for Future, essere incolpati per il pericolo di inabissamento delle isole Palau è offensivo perfino per un “sovrano” illuminato come Macron. Il quale per altro nel recente passato ha già dovuto fare i conti con le conseguenze sociali delle misure pretese dagli ambientalisti, tra ecotasse e rivolte dei gilet gialli. Considerato che per le pretese della giovane attivista sarebbe poco o nulla anche il massimo offerto da Macron, si può ben capire che cosa comporterebbe un’applicazione pedissequa del verbo gretesco.

«L’idea diffusa di dimezzare le nostre emissioni in 10 anni ci dà solo il 50% di possibilità di rimanere al di sotto di 1,5 gradi centigradi, con il rischio di innescare reazioni a catena irreversibili al di là di ogni controllo umano. Forse per voi il 50% è accettabile. Ma questi dati non considerano i punti di non ritorno, la maggior parte dei circoli di retroazione, il riscaldamento aggiuntivo nascosto provocato dall’inquinamento atmosferico tossico o gli aspetti di giustizia ed equità» (Greta Thunberg al summit delle Nazioni Unite per il clima, 23 settembre 2019)

«GRETA HA ESAGERATO»

Fosse per lei, insomma, non basterebbe nemmeno dimezzare le nostre emissioni in 10 anni, obiettivo che da solo potrebbe costare qualche migliaio di miliardi di dollari a ciascun paese del mondo, come ha ben spiegato Francesco Bernardi a Tempi. Del resto non arretrerà certo per così poco «questa gracile sedicenne, dalla forza di volontà a prova di traversata oceanica con un secchio al posto della toilette», come la dipingeva emozionato il cronista del Corriere della Sera dopo il suo intervento all’Onu.

Comunque quando è troppo è troppo, e così, in un’intervista a Europe 1, il presidente francese ha restituito i complimenti a Greta avvertendo: «Se sei su posizioni molto radicali, queste rischiano di creare antagonismi nella società». La giovane Thunberg e i suoi seguaci, non tutti giovani, farebbero meglio a concentrarsi su «coloro che stanno cercando di bloccare le cose», ha spiegato Macron. «Non ho l’impressione che il governo francese, o tedesco, oggi stiano cercando di bloccare le cose. Non credo che questo sia il migliore approccio».

Anche il ministro francese dell’Educazione, Jean-Michel Blanquer, interpellato da Bfm Tv e radio Rmc, ha ricordato che «la Francia ha investito pesantemente nella lotta al riscaldamento globale. Attaccare un campione del clima non è utile. Certo, possiamo fare di più, vogliamo fare sempre di più, ma il presidente Macron ha già fatto molto». Secondo Blanquer l’impegno contro i cambiamenti climatici «lo dobbiamo ai giovani d’oggi, ma non possiamo infilarci nel circolo vizioso delle dita puntate. Basta discorsi carichi di angoscia». Il ministro ha aggiunto anche che la causa di Greta è nobile, ma il suo catastrofismo rischia di «creare una generazione di depressi». Greta Thunberg ha esagerato nel suo appello all’Onu? «Certamente», ha risposto Blanquer.

PERCHÉ NON ATTACCA LA CINA?

La reazione del governo di Emmanuel Macron avrà conseguenze rispetto al consenso globale verso Greta Thunberg e il suo movimento? Troppo presto per dirlo, tuttavia vale la pena di notare il lieve rimprovero nei confronti dell’attivista svedese pronunciato all’Onu dal premier italiano Giuseppe Conte. Va infine segnalato anche un particolare evidenziato da un osservatorio attento e informato sulle cose orientali come Asianews: perché Greta Thunberg «accusa tutti, meno la Cina e l’India»?

Ricorda Asianews:

«La prima [la Cina], pur avendo sostenuto l’accordo di Parigi sul clima (2015), nel 2018 ha aumentato la costruzione di centrali a carbone, con progetti che si estendono fino al 2030. Anche l’uso del carbone è aumentato, rimanendo l’elemento che produce il 60% del fabbisogno energetico del Paese. In India si registra il peggior inquinamento dell’aria: su 10 fra le città più inquinate al mondo, sette sono indiane e New Delhi (o più precisamente: Gurugram, un suo quartiere periferico) è al primo posto».

Foto Ansa