Sentinelle in piedi tornano in 100 piazze tra insulti, lanci di uova e provocazioni

«Ancora una volta basta stare in piedi, in silenzio, a tutela della famiglia naturale, per essere accusati di omofobia». Solo l’intervento della polizia impedisce scontri a Roma e Torino

Le Sentinelle in piedi sono tornate in piazza sabato e domenica «per dire un grande “sì” alla famiglia» e ancora una volta hanno ricevuto in cambio «insulti, provocazioni e offese» da parte di militanti di gruppi Lgbt.
Migliaia di persone si sono riunite in 100 piazze d’Italia, vegliando in silenzio, per opporsi a «leggi e progetti che intendono definire a tavolino cosa sia la famiglia e trasformare la filiazione in un business, trattando i bambini come prodotti e insegnando nelle scuole che l’essere maschio o femmina è solo un accidente».

LANCI DI UOVA. A Genova il silenzio delle Sentinelle è stato interrotto da pochi contestatori, che al termine della manifestazione regolarmente autorizzata hanno lanciato uova contro i partecipanti, accusandoli di essere “omofobi”. Problemi si sono verificati anche a La Spezia e Modena. A Viterbo è nato un gruppo di contestazione contro «l’omofobia» e le Sentinelle, chiamato “Non siamo così medievali”, che ha scelto come logo un’immagine modificata di san Pio V, truccato da donna. A Torino (foto sotto) solo la polizia ha impedito che la situazione degenerasse in violenza.

BLITZ NON AUTORIZZATO. Le provocazioni più pesanti sono avvenute a Roma. In Piazza San Silvestro manifestanti Lgbt hanno disturbato e provocato i partecipanti, causando disordini e scatenando la reazione di gruppi estranei alla veglia, da cui le Sentinelle hanno preso le distanze. Alla fine, sono dovute intervenire le forze dell’ordine, che hanno allontanato i provocatori per «blitz non autorizzato».

«BASTA STARE IN SILENZIO». Ancora una volta, si legge in un comunicato delle Sentinelle, «basta stare in piedi, in silenzio – a tutela della famiglia naturale, della libertà di educazione e della libertà di pensiero ed espressione – per essere accusati di omofobia. Con il rischio, un domani, anche di conseguenze penali (se venisse approvato il ddl Scalfarotto)».

Foto Ansa