Se l’abbronzatura crea scandalo

A volte guardando una pubblicità brutta o di cattivo gusto ci si chiede come si possa comprare il prodotto che propone. Sempre più spesso si sente dire che la tal reclame “ha urtato la sensibilità di qualcuno” o dato un cattivo esempio. Come se qualcuno avesse mai imparato qualcosa di nuovo da un cartellone promozionale. L’ultimo caso riguarda la nuova campagna promozionale del colosso dell’abbigliamento H&m, quella estiva, dove la bellissima modella Isabeli Fontana indossa un costume fuxia della nuova collezione che fa risaltare la sua abbronzatura. Così esagerata da diventare oggetto di scandalo. Se sia frutto di photoshop o di un cosmetico autoabbronzante non è dato saperlo, ma gli oncologi inglesi hanno chiesto di rimuovere la pubblicità dal web e dalle locandine, perché incoraggerebbe uno stile di vita dannoso alla salute, quello di cercare un colorito artificiale attraverso le lampade. Se non volete un figlio che sembri un tronista di Uomini e donne, con quel bel colorito marrone uniforme lampadato, strappate le pagine dei giornali in cui compare la pubblicità di H&m.

Ralph Braun, studioso del centro di studio della pelle dell’università di Zurigo, aggiunge che sicuramente molti giovani sentiranno il bisogno di ricopiarne lo stile, ma con certe tipologie di pelle quel colore è pressoché irraggiungibile, e per imitarlo si adottano comportamenti che a lungo andare possono provocare melanomi o cancro. Dalla Svezia invece fanno sapere che la modella in questione è naturalmente scura. Strano, visto che dalle foto in passerella Isabeli sembra dotata di un elegante pallore. Sempre per una faccenda di tonalità del colore della pelle anche l’attore Ashton Kutcher è stato bannato con lo spot di patatine di cui era protagonista. Per conto della Popchips, infatti, era truccato e agghindato come un boss di Hollywood di origini indiane di nome Raj, e spiccava per il colore della pelle, resa più scura dal trucco. La pubblicità è stata ritenuta offensiva e l’azienda di patatine è stata subissata di mail di protesta, tanto da dover rimuovere lo spot.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •