Sardinitudine addio

«Pausa di riflessione» per il movimento che fu incensato dalla sinistra. Che le ha usate, e ora le ricaccia in barile

Santori sardine

Prevedibilissime sardine. Mentre noi scrivevamo con Luca Ricolfi che erano le beniamine del potere e dedicavamo loro una copertina, sui giornali erano dipinte come “fresche”, giovani, scanzonate. A noi i loro ragionamenti ci parevano poveri e scontati, prevedibili appunto, e davvero non capivamo cosa mai ci fosse di rivoluzionario in un movimento che: a) era di sinistra, ma non lo ammetteva; b) si professava aperto, ma solo alla sinistra; c) incalzava i politici a essere competenti, ma di politica, economia, giustizia non sapeva un’acca (vabbè, direte voi, so’ ggiovani. Ok, ma almeno evitare di commemorare Aldo Moro «ucciso dalla mafia»?); d) elogiavano la “complessità” contro la “semplificazione” populista, ma poi dividevano il mondo secondo la rudimentale logica manichea di “buoni” e “cattivi”.

Adesso che, come quegli amanti che non hanno coraggio di lasciarsi, hanno annunciato di volersi prendere una «pausa di riflessione», a noi viene da ripensare quanto scontato potesse essere l’esito di questa triste storia. Ragazzini/sardine usati da adulti/squali più furbi di loro.

Totalitarismo conformista

Fine della sardinitudine, dunque, e non solo perché nell’era Covid è vietato l’assembramento. Fine della sardinitudine perché non sono più funzionali a un potere che li ha valorizzati finché rimanevano nel “perimetro di gioco”. Ora che il pericolo democratico non c’è più (l’onda nera si è fermata in Emilia-Romagna) le Sardine esauriscono il loro compito.

Ha scritto bene Renato Farina su Libero:

«È la vecchia logica del centralismo democratico togliattiano, che non cambia mai: la cilindrata non è più quella di una volta, il pilota adesso è un patacca rispetto al Palmiro, ma la scuola dei trucchi e degli inganni è quella lì. Si creano i “movimenti per la pace” quando c’è da impedire all’Italia e all’Europa di schierare missili Cruise e Pershing dopo che i sovietici hanno già piazzato i loro SS20. Si offrono comodi seggi a cattolici del dissenso per frantumare la Dc. Oggi davanti all’ascesa a destra di chi ci tiene alla sovranità italica e difende il popolo delle periferie, la sinistra ha applicato il medesimo schema. Invece dei cortei per il Vietnam libero, ecco le Sardine per “liberare Bologna” non da chi comanda, ma dall’opposizione. Un progetto da totalitarismo conformista».

Sardine che sconfiggono cose

Eppure c’è stato un momento in cui ogni cosa che le Sardine toccavano, diventava oro. Le comparsate in tv in cui il pesce pilota Mattia Santori era fatto passare per un fine politologo, l’ospitata ad “Amici”, le immagini delle folle “oceaniche” nelle piazze italiane su Repubblica e Corriere, i cogitabondi editoriali di sociologi e giornalisti su un fenomeno paragonato alla lotta partigiana. Non c’era giorno che non avesse il suo “magic moment Sardina”, tanto che noi di Tempi ci aprimmo pure un ironico blog, estasiati e divertiti da quali vette di grottesco si potessero raggiungere nell’operazione di manipolazione dei pescetti. Plaudite dai giornali, dai leader Pd, da Prodi, da Monti, da Saviano, «le sardine valgono il 10 per cento» dicevano i sondaggi.

È cambiata la musica

È stato in quel momento, qualche giorno prima del voto, che è cambiato il clima. Quando s’è capito che le Sardine avevano esaurito il loro compito, e che insomma Bonaccini ce l’avrebbe fatta; allora l’orchestra ha iniziato a suonare un’altra musica (“vedi mai che queste sardine ci scappino di mano così come era successo coi grillini”). Allora sono cominciate a uscire le storie delle liti fra gruppuscoli per chi doveva comandare, per chi doveva gestire i soldi, per chi doveva andare in tv. Poi la foto con i Benetton, la figuraccia nella piazza semideserta di Napoli con la scaramuccia coi centro sociali e lo scherzo telefonico della Zanzara («il Papa mi ha telefonato e mi ha detto: andate avanti»), hanno fatto il resto.

Prevedibilissime Sardine, non poteva che finire così. È lo scontato, triste e inevitabile finale della storia di ogni utile idiota.

Foto Ansa