Le sardine possono tornare in barile

Finita la loro funzione elettorale, le stanno già archiviando. Ora il Pd ha un pesce più grande da mangiare: il M5s

sardine benetton

Ciao ciao sardine. Passata la “sardinitudine” (il mitico titolo a tutta pagina di Repubblica con cui si celebrò il movimento), esaurito il compito di rimotivare l’elettorato di sinistra che mostrava segni d’insofferenza in Emilia-Romagna, Santori e amici possono essere archiviati.

Non c’è da stupirsi. Che fosse un’operazione d’immagine – tra l’altro, ben congegnata – era chiaro fin dall’inizio per chi non non fosse così ingenuo dal non volerla vedere.

La foto per fare scandalo

La foto dei fondatori con Luciano Benetton, e relativo scandalo che ne è seguito, è solo la conferma iconica che quanto era stato mediaticamente creato con finalità politiche ora può essere mediaticamente archiviato essendo venuto meno lo scopo politico.

Ora i giornali si stupiscono che le “sardine litighino”, ma era scritto che finisse così. Il leader romano dei pesciolini, quel Stephen Ogongo che visse i suoi 15 minuti di celebrità per la gaffe su Casapound, dopo la foto con Benetton ha dichiarato:

«L’incontro che i fondatori delle Sardine hanno avuto con Luciano Benetton è stato sbagliato, inopportuno. Un errore politico ingiustificabile, ma solo l’ultimo degli errori che Santori, Morotti, Trappoloni e Garreffa hanno commesso nelle ultime settimane. Da questo momento le Sardine di Roma non fanno più riferimento ai 4 fondatori di Bologna e alla struttura che stanno creando».

Su Micromega, la rivista più radical nel panorama radical chic di sinistra, Paolo Flores d’Arcais ha tirato la seconda mazzata (Care Sardine, evitate di suicidarvi) e, da posizioni ultralegaliste, rimprovera loro di tutto, fino a prevedere una loro prossima “estinzione”.

Pesce grosso M5s

Sistemate le sardine, ora la pesca si sposta sul pesce più grosso: il Movimento 5 stelle. Leggere quanto scrive oggi sul Fatto il sociologo Domenico De Masi è istruttivo (Il Movimento deve diventare partito e andare a sinistra). De Masi è considerato da tempo uno dei pochi intellettuali non ostili ai grillini e il suo parere, sempre ammantato di terzietà, ha un suo peso nel mondo pentastellato. Il consiglio, come da titolo, è semplice: per sopravvivere bisogna allearsi o fondersi col Pd (è “l’operazione Conte” o “Ulivo due” in atto da diverso tempo).

Scrive De Masi che, sociologicamente, la storia del M5s è da manuale: nato in maniera arruffata ed eccentrica con una classe dirigente improvvisata e impreparata, ha raccolto consenso emotivo e simpatie, ma non è riuscito, dopo una strabiliante ascesa, a “stabilizzare” tale consenso, a renderlo propositivo, a trovare uomini adatti e preparati che sapessero farlo fruttare.

Data la situazione di stallo e logoramento, si è di fronte a un bivio: tornare alla purezza degli inizi (come predicano Vito Crimi e Alessandro Di Battista, ma per il sociologo è un po’ come «riportare un adolescente nell’utero materno invece di farne un adulto»), oppure costruire «un’alleanza strutturale con il Pd». Tutto secondo natura, insomma: pesce grande mangia pesce piccolo.

Foto Ansa