Rodotà, il candidato di Grillo che porta in tasca come un rosario il testamento biologico

Giurista, di sinistra, giro Scalfari, paladino dei “diritti civili”. Grande sostenitore dell’eutanasia non ebbe dubbi sul caso Englaro.

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Giurista, docente universitario, opinionista di Repubblica, Stefano Rodotà è soprattutto un politico. E di antichissima data. Iniziò il suo lungo corso di parlamentare nel 1979, eletto nelle liste Pci, alla comoda voce di “indipendente”. E proseguì poi negli anni Ottanta, eletto nelle file del Pci-Pds per quattro legislature consecutive. L’ultima delle quali trascorsa in parlamento europeo. Intellettuale organico alla sinistra (ascendente Scalfari), beneficiario di cariche di lusso (Autorità garante per la privacy e presidenze di fondazioni varie), Rodotà si vanta di portare sempre con sé (“in tasca”) il famoso “testamento biologico”.

E una particolare sensibilità alla “morte dignitosa” ha caratterizzato negli ultimi anni l’impegno politico e pubblicistico del candidato di Beppe Grillo alla Presidenza della Repubblica. Memorabile fu il suo sostegno a Beppino Englaro nei giorni in cui si levarono critiche e polemiche per la pervicacia con cui egli chiese e ottenne da un tribunale la sentenza che autorizzò una clinica friulana a condurre a morte – per fame e per sete – una donna disabile.

Rodotà non ebbe dubbi, in quella circostanza: «La cultura della morte sarebbe interpretata dal padre di Eluana Englaro? O non c’è, invece, in questo sforzo di 17 anni l’amore di un padre che deve vedere la figlia in un modo drammatico? Morire con dignità non è forse uno dei diritti fondamentali della persona?». Più contorte furono le spigolature rodotiane per dimostrare, Carta alla mano, che Berlusconi era il solito sovvertitore del “dettato costituzionale” quando all’ultimo minuto il suo governo tentò di aggirare con un decreto le sentenze del tribunale di Milano e salvare così la vita di Eluana. Come è noto, Napolitano dette ragione ai Rodotà, non controfirmò il decreto ed Eluana si spense nel commosso silenzio del costituzionalismo italiano.

Adesso si dice che questo nobile paladino dei “diritti civili” potrebbe addirittura rischiare di diventare Capo dello Stato infilandosi tra le crepe del Pd e convogliando sul suo nome i contestatori di sinistra e di destra della linea che vorrebbe portare al Quirinale Giuliano Amato o Franco marini. In effetti, un Presidente della Repubblica che porta in tasca come rosario il biotestamento ed è socio onorario di “Libera uscita”, associazione pro eutanasia, farebbe fare all’Italia un bel passo avanti.

In effetti, come recita l’ultimo comunicato di Libera Uscita, se «la Federazione europea per il diritto di morire con dignità ha approvato la nostra proposta di programma per l’XI Meeting europeo che si svolgerà a Roma dal 14 al 16 giugno», nulla vieterebbe al socio onorario e, qualora  grillini e franchi tiratori di destra e manca gli tirassero la volata, Presidente della Repubblica, di rappresentare il popolo italiano presso l’adunata europea dei sostenitori della “buona morte”. Il che, indubbiamente, farebbe dell’Italia un paese più emancipato ed europeo. E allegro come Stefano Rodotà.

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