Caro Renzi, oltre ad allargare le gabbie delle galline ovaiole, che ne dice di usare il semestre europeo per parlare di immigrazione?

È troppo immaginare di sfruttare la presidenza italiana dell’Ue per chiedere un piano coordinato sull’emergenza profughi senza furbizie degli Stati?

È un’Ansa da Bruxelles di qualche giorno fa; la riporto testualmente perché il riassunto non pregiudichi il peso della notizia:

«”L’Italia ha informato la Commissione europea di essersi conformata alla direttiva Ue che prevede l’introduzione di nuove gabbie, più ampie, per l’allevamento delle galline da uova”. Lo ha detto Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla Sanità Tonio Borg, commentando la sentenza della Corte di giustizia europea che ha dichiarato l’Italia inadempiente per non aver garantito dall’1 gennaio 2012 la messa al bando delle vecchie gabbie per l’allevamento delle galline ovaiole. Tuttavia, ha precisato il portavoce, “la Commissione europea per chiudere la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, ha bisogno di ricevere la prova che la nuova normativa viene applicata e rispettata in tutto il territorio”».

Martedì prossimo inizia il semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea. Ai confini dell’Europa uno Stato che aveva avviato la procedura per farvi ingresso – l’Ucraina – è devastato dalla guerra civile, con palazzi incendiati, aerei abbattuti, vittime a centinaia e pezzi di territorio che si staccano. Un altro, che pure aveva ipotizzato un percorso analogo – la Moldavia – conosce la secessione da quando si è costituito in repubblica indipendente, con la Transnistria paradiso per criminali di ogni risma. La Turchia, che si immaginava potesse aderire all’Unione, oltre ai problemi interni, vede sorgere a oriente, a pochi chilometri dalle proprie città, l’agglomerato sunnita ultrafondamentalista risultante da una parte di Iraq e una parte di Siria, divenuto meta di giovani europei convertiti all’islam.

mare-nostrum-marina-lampedusa-migrantiPer non parlare di ciò che accade sulle acque dalle quali si entra in Europa, e delle tragedie di intere comunità in fuga dalle ex primavere arabe o dall’Africa centro-settentrionale. E per non dire degli effetti della crisi, tutt’altro che superata nonostante la ripresa annunciata dal quarto di punto in meno del costo del denaro e dallo zero virgola in più di qualcosa in qualche angolo del Lussemburgo o della Renania.

Presidente Renzi, è vero che sei mesi sono pochi, e che quando cadono nella seconda parte dell’anno in realtà sono quattro. È vero pure che, oltre la retorica ufficiale, la presidenza di turno non ha grandi poteri. Ma, con tutti i limiti istituzionali e temporali, è lecito conoscere quali saranno le priorità di un tempo che comunque esige la leadership dell’Italia, e che capiterà di nuovo fra non meno di 14 anni? Nessuno si attende l’illustrazione di un programma di governo – quella l’ha già fatta, con la consueta ridondanza –, ma di individuare uno o due obiettivi, e su quelli fare qualche passo in avanti, provando a coinvolgere i partner. L’immigrazione, per esempio, con la descrizione di un piano europeo, che affronti il dramma profughi da prima che prendano il mare dalle coste libiche e che immagini, senza furbizie fra gli Stati, una concordata ripartizione degli oneri.

È troppo? Se il 31 dicembre il contributo della presidenza italiana coinciderà con l’allargamento degli spazi per le galline ovaiole saremo tutti più contenti, a cominciare dalla fauna avicola. Ma è probabile che neanche dosi massicce di zabaione indeboliranno i dubbi sulla ragione d’esistere di un continente che appare sempre più vecchio, e quindi inutile.