Condannata per il licenziamento di due collaboratori si è difesa come il primo Briatore che passa. L'errore di chi l'ha trasformata in un'icona
Ilaria Salis, europarlamentare di Avs (Foto Ansa)
La politica è il regno degli scambi di persona. Ogni stagione elegge il suo eroe e, puntualmente, qualche mese dopo scopre di aver letto male l'etichetta. Pensavamo fosse un Ranucci, era un Lavitola. Pensavamo fosse un Garibaldi, era un Vannacci. Pensavamo fosse un Mandela, era un Soumahoro. È il bello della democrazia: ogni tanto il marketing batte la merce.
Ma nel caso di Ilaria Salis la svista ha ormai assunto la regolarità della svirgolata quotidiana, o quasi. Ora che la signora è stata condannata dal tribunale di Milano a risarcire 300 mila euro per il licenziamento “senza giusta causa” di due collaboratori, uno dice: ancora? Possibile? Ma tutte a lei capitano?
Lei si professa innocente e non c'è motivo, avendo Salis già annunciato ricorso, di non essere cauti fino a sentenza definitiva. Lei lamenta di non avere ricevuto notifica degli atti e noi, in attesa di capirci qualcosa di più, possiamo solo registrare un fatto: la sentenza di primo grado ha accolto le richieste ...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo