Quelli che “la Spagna ha battuto Trump”, non l’Argentina
Il Mondiale 2026 è finito, lo ha vinto meritatamente la Spagna in finale contro un’Argentina spenta, nervosa e senza idee. È stato il primo torneo giocato in tre Paesi diversi (Stati Uniti, Canada, Messico, ma il prossimo si giocherà in sei), quello con più squadre partecipanti (48, ma niente Italia), quello con più modifiche al regolamento che speriamo non vengano tutte recepite, a partire dall’hydration break che rischia di trasformare il calcio in uno sport americano (no, grazie).
Ci ha regalato molte brutte partite, qualche sorpresa, alcuni match appassionanti (non troppi), nuovi record (i gol di Mbappé su tutti, con Messi a inseguire), un paio di ingombranti “ultime volte” andate male – Cristiano Ronaldo e Modric – e naturalmente parecchie polemiche, soprattutto per le “ingerenze” di un Donald Trump particolarmente debordante. Il presidente americano ha chiesto e ottenuto l’annullamento di un cartellino rosso a un giocatore della Nazionale statunitense, si è lanciato in traballanti commenti al gioco e alle partite e ha cercato in tutti i modi di comparire nell’immagine del trionfo spagnolo al MetLife Stadium di New York, piazzandosi accanto ai giocatori che sollevavano la coppa.
La vittoria della Spagna? Una «vendetta» contro Trump
Il calcio è il regno dell’opinione, e di solito chi non è bravo a giocarci lo usa per fare analisi geopolitiche. E proprio la finale tra Spagna e Argentina per tanti è diventata una scusa per buttare il Mondiale nel solito scontro tra buoni e cattivi, progressisti e Maga, pacifisti e iperliberisti. Non siamo così ingenui da pensare che calcio e politica viaggino sue due rette parallele senza toccarsi mai, ma il calcio è innanzitutto calcio, e presentare la vittoria della Spagna contro l’Argentina come la risposta dei calciatori iberici alle critiche di Trump al governo Sanchez forse è un po’ troppo.
Lo ha fatto Politico, scrivendo che «la vendetta è un piatto che si gusta al meglio in un caldo pomeriggio di domenica in una palude del New Jersey» prima di scrivere un articolo pieno di “forse” e “pare che” riferendosi alle motivazioni in più che i calciatori spagnoli avrebbero avuto dagli attacchi di Trump al governo socialista, e arrivando a concludere che «Trump deride spesso le fonti di energia rinnovabile, in particolare le turbine eoliche», mentre «Sánchez ha supervisionato un programma che mira a far sì che la Spagna ricavi l’81% della sua produzione di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030».
Segna Ferran Torres? Per Repubblica è «schiaffo a Trump»
Cosa c’entrino le rinnovabili con il gol di Ferran Torres lo sanno solo nella redazione di Politico. Oppure in quella di Repubblica, che ieri titolava l’articolo sulla finale con un inequivocabile «Schiaffo a Trump». È bastato che The Donald esprimesse la sua simpatia per l’Argentina, e di colpo anche Messi non contava più nulla nella narrazione che vede in Pedri il nuovo idolo della sinistra. «Non è un Mondiale Maga, Trump si rassegni», ci avvisa l’inviata Emanuela Audisio. Certo, il primo ad averla buttata in caciara politica è stato proprio il presidente americano, ma a che serve il gioco dello specchio-riflesso?
La preferenza è una cosa seria.
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Le bandierine di Letta e Gaza che batte Israele
«Trump si inchina all’Europa», titola addirittura il Messaggero, dando conto delle chat tra socialisti democratici newyorkesi che giuravano amore alla Spagna perché «Milei ha rovinato l’Argentina». Già, perché la vittoria della Spagna non è solo un trionfo europeista, come suggerito dal tweet di Enrico Letta (cuore, bandierina spagnola, bandierina Ue e il messaggio in inglese «YES! True football is stronger than anything»), ma una vittoria contro il cattivo presidente argentino che – sempre secondo Repubblica – «ha visto sfumare l’ultima carta da giocare in vista delle elezioni».
Elezioni che invece adesso Sanchez potrebbe puntare a vincere (ancora Rep., che alle conseguenze geopolitiche della finale ha dedicato ben tre pagine) dato che «Il trofeo torna a Madrid, ora la partita è contro Vox», lasciando intendere che a candidarsi contro il partito di destra che cresce nei sondaggi saranno Oyarzabal e Unai Simon, e che Vox è come l’Argentina, un avversario da battere dalla Spagna intera.
Non poteva mancare Domani a questa festa della lettura politica della finale, sottolineando che Netanyahu tifava per Messi, mentre a Gaza i cuori fremevano per Yamal (da qui il facile sillogismo per cui i palestinesi hanno vinto contro gli israeliani almeno in campo, no?).
“Avviso di sfratto a Meloni”
È vero, sul calcio tutti tendono a proiettare le proprie idee e simpatie, trasformando i calciatori in simboli che non sono né vogliono essere. Così come sarebbe stato ridicolo il cappello Maga su una eventuale vittoria della Nazionale allenata da Scaloni, fanno sorridere le letture di resistenza europeista, antiliberista e pro rinnovabili appiccicate sul successo spagnolo.
La squadra allenata da De La Fuente ha vinto grazie a una programmazione negli anni a livello federale, grazie a giocatori forti messi bene in campo, grazie a una difesa solida e a un gioco fatto soprattutto di possesso palla. Ieri sui social l’autore di satira Federico “Osho” Palmaroli ha ironizzato così: «Mondiali, vince la Spagna. Schlein: “Avviso di sfratto a Meloni”. Una battuta, ma fino a quando?
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