Recitare l'Infinito sul colle abitato dai raccoglitori di immondizia

Onorare la poesia più famosa della modernità italiana a 200 anni dalla sua composizione è ricordare a tutti che siamo fatti per l’infinito e di infinito

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Giacomo Leopardi non immaginava che qualcuno mormorasse a memoria “L’infinito” duecento anni dopo la sua concezione su un colle de Il Cairo. E sul colle che sovrasta l’immenso quartiere abitato da oltre sessantamila Zabalin, i copti raccoglitori di immondizia della sterminata capitale egiziana. Ho detto quella poesia con l’orrore negli occhi, ma anche con gli occhi pieni della bellissima umanità di tanti volontari del progetto Ape che si dan da fare per donare a quei lavoratori ultimi e ai loro bambini una assistenza e una educazione.
Poco distante vi è poi il prodigioso santuario copto scavato nella pietra. Così in uno dei luoghi della massima contraddizione umana è iniziato il viaggio di “Infinito200” la ghirlanda di liberi festeggiamenti per la nascita della poesia che per quasi due anni sarà realizzata da tanti enti in Italia e nel mondo. Una libera ghirlanda che onora una poesia scritta nel 1819 (ma noi iniziamo nove mesi prima come per un misterioso concepimento) e che si realizza grazie al Centro di poesia contemporanea di Bologna fondato dal sottoscritto e da Ezio Raimondi, dalla Fondazione Claudi e dal CeSma.
La prima tappa de il Cairo, che ha visto anche una lezione all’università Helwal e altri momenti di poesia e musica, è organizzata dall’Istituto italiano di cultura qui diretto da Paolo Sabbatini, che anima una iniziativa culturale tra tutto il nord Africa e Italia.
Onorare una poesia, la poesia più famosa della modernità italiana, è ricordare a tutti che siamo fatti per l’infinito e di infinito. Leopardi sapeva che non riusciamo a immaginare tale infinito, che non ne abbiamo la capacità, e però sentiamo dolore quando qualcosa che amiamo finisce. Non lo conosciamo direttamente, ma ne sentiamo la mancanza. Il nostro cuore è una impronta che non possiede l’infinito ma ne reca traccia. E anche in quella poesia – che ha incantato i giovani studenti egiziani – dice che il cuore quasi si “spaura” provando a immaginare l’infinito. Però quando il giovane sente stormire il vento tra le piante (emblema biblico, e di tutte le tradizione a indicare il segno di una Voce) la possibilità di comparare “quello infinito silenzio a questa voce” rende possibile una strana esperienza, un naufragare dolce nel mare dell’infinito e del tempo che interamente “sovviene”, una conoscenza della propria intera e profonda natura, fatta di infinito e di tempo.
Dopo la tappa de Il Cairo, la “libera carovana” di Infinito200 toccherà, con il patrocinio del Mibact, Verona, dove la Accademia mondiale di poesia ospiterà il 24 marzo poeti da tutto il mondo a confrontarsi con il tema dell’Infinito e in seguito presso il Pio Sodalizio dei Piceni, altro firmatario di Infinito200, dove il 12 aprile un convegno aprirà una esposizione del manoscritto della poesia. E all’estero a Stoccarda a fine maggio. Altre iniziative sono in preparazione da vari enti come la Festa del cinema di Roma, la Triennale di Milano, Premio inediTo al Salone del Libro di Torino, Regione Lombardia, Bari, Ragusa, PordenoneLegge.
Un bene di bellezza e cultura che unisce l’Italia, che specie in tempi di crisi e di volontà di misurare, contare, identificare tutto dev’essere sottolineato e riportato alla luce come bene prezioso. Del resto i poeti fanno questo in ogni epoca. Aiutano le persone a ricordare infinito è il valore di una persona, laureato italiano o raccoglitore di immondizia a Il Cairo.
Articolo tratto dal QN

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