Rapito un giornalista americano in Siria. La famiglia di James Foley chiede un aiuto alla Rete

La famiglia chiede al mondo di firmare un appello on-line. Il giornalista è stato catturato il 22 novembre nel nord del Paese dove si trovava per montare alcuni video-reportages

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È di queste ultime ore la notizia del rapimento di due giornalisti in Siria. Finora è stata resa pubblica solamente l’identità di uno dei due, James Foley, freelance americano, collaboratore in Siria per l’agenzia France-Presse e per il sito Global Post. Le dinamiche non sono ancora chiare: il giornalista è stato catturato il giorno del Ringraziamento, il 22 novembre, quasi sicuramente nel nord del Paese (intorno alla città di Taftanaz) dove si trovava per montare alcuni video-reportages sulla critica situazione attuale.

A dare l’annuncio la famiglia di Foley, che solo ora ha deciso di rendere pubblica la notizia cercando, attraverso la grande capillarità della rete, un aiuto nella risoluzione del caso e ponendo all’attenzione dei media internazionali un fatto che purtroppo continua a ripetersi in forme differenti in fin troppi paesi del mondo. Non è neppure la prima volta che Foley è vittima di un rapimento: nell’aprile del 2011 fu tenuto prigioniero per 43 giorni mentre si trovava nella Siria del regime di Gheddafi.

Nel sito creato dalla famiglia (www.freejamesfoley.org), i genitori pubblicano una nota ufficiale (in inglese e arabo): «Prima del suo lavoro di giornalista, Jim ha aiutato molti individui svantaggiati come insegnante e mentore, aiutandoli a migliorare la loro vita. La famiglia chiede che Jim venga rilasciato sano e salvo». Anche una pagina Facebook e un profilo Twitter sono stati creati per diffondere la notizia e per chiedere di firmare l’appello per la liberazione del giovane freelance.

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