Quei suprematisti di Star Wars

Secondo il Washington Post la musica che accompagna la saga di Guerre Stellari «alimenta i nostri pregiudizi» razzisti occidentali

Se avevate intenzione di andare al cinema nei prossimi giorni a vedere l’ultimo episodio di Star Wars (L’ascesa di Skywalker), fareste bene a ripensarci. A chi invece al cinema si è già precipitato, magari a Natale portandosi dietro tutta la famiglia, non resta che pentirsene amaramente. Sì perché anche Star Wars, la celebre saga di Guerre stellari che milioni di grandi e piccini di tutto il mondo ha appassionato e perfino ispirato con la sua epica lotta fra il bene e il male, proprio lei, essa quoque «alimenta i nostri pregiudizi», che ovviamente, manco a dirlo, sono razzisti. E lo fa in particolare attraverso l’uso subdolamente discriminatorio della colonna sonora.

Epopea spaziale

Avete letto bene. La musica di Star Wars ha tendenze razziste-suprematiste e tutte le produzioni che si sono avvicendate a Hollywood per girare i vari sequel e prequel dell’epopea spaziale, consapevolmente o meno, hanno continuato a coltivarle. Compresa la squadra che ha realizzato il film attualmente in sala. Non è l’invenzione di un generatore automatico di assurdità politicamente corrette, bensì la tesi affissa sulle colonne del l’autorevole Washington Post da un prossimo dottore in storia della Stanford University.

Buoni e cattivi

L’articolo di Jeffery C. J. Chen, «PhD student in history at Stanford University», è apparso un paio di giorni prima di Natale e ci scusiamo con i lettori per essercene avveduti soltanto oggi. Tuttavia vale la pena di riproporne ugualmente qualche brano perché è importante che il lato oscuro della forza sia combattuto in ogni angolo della galassia, anche al cinema.

«La maggior parte dei fan che in questi giorni affollano le sale per vedere “L’ascesa di Skywalker” si concentreranno sui grandiosi effetti speciali, gli storici personaggi, la narrazione entusiasmante, e non su come questi film riflettano la nostra cultura – pregiudizi compresi. Ma se ci riflettiamo un momento, la galassia di George Lucas è, ed è sempre stata, molto, molto lontana dal rappresentare una creazione originale o inclusiva.
Star Wars è pieno di stereotipi “orientaleggianti” che veicolano tropi riguardo a un Oriente immaginario rappresentato come inferiore all’Occidente razionale ed eroico. Pensate, per esempio, (…) ai fastidiosi pregiudizi razziali incarnati da Jabba che fuma il narghilè (…).
Anche quanti hanno notato questi pregiudizi, però, potrebbero non essersi accorti della presenza di tali tropi in un altro elemento chiave di tutti i film di Star Wars: l’iconica colonna sonora di John Williams. La musica di Williams associa i “buoni” con il maestoso stile orchestrale del romanticismo europeo (pensate alle melodie piacevolmente orecchiabili composte per Luke, Leia e Rey), mentre i brani per i “cattivi” sono espressi nel vocabolario musicale cinese, indiano e mediorientale.
Può sembrare casuale o poco importante. Ma questa musica rafforza, anche a un livello inconscio, l’idea della supremazia della cultura occidentale rispetto a un “altro” immaginario che ripropone pericolosi pregiudizi nella cultura pop, con conseguenze politiche ben più ampie, considerato il potere dei mass media. (…)
La pratica di ingaggiare compositori bianchi che imitino la musica non occidentale quando viene il momento dei cattivi (…) non è presente solo nella trilogia originale di Star Wars, ma anche negli episodi successivi, compreso “L’ascesa di Skywalker”. Non può essere semplicemente depennata come innocua o insignificante. (…)
Hollywood sta lentamente iniziando ad affrontare i problemi della rappresentazione delle minoranze in ambito come la recitazione e la regia. La musica è rimasta indietro. (…)
La colonna sonora di Williams per Star Wars è un trionfo estetico, se non politico. Ma nel paesaggio musicale di questi film è radicata una visione del mondo che vede la malvagità come una cosa orientale e gli eroi come occidentali. Questo riflette antichi pregiudizi della società americana, pregiudizi che dovremmo cercare di recidere promuovendo compositori, narratori e artisti che rompano gli schemi di Hollywood. Si può dire che è la nostra sola speranza».